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<Episodio2_storia6>

Best

SECONDO EPISODIO: IL BUIO

Dov’è la maglietta? Per terra, insieme al reggiseno. Il seno mi fa un po’ male, nella pancia ho un impasto molle come quando devono venirmi le mie cose. E sulla faccia...

Oh, no. E' Lei. Lei! Cerco il buco per la testa, infilo la maglietta e mi siedo sul letto per mettermi i jeans. Devo togliermi di qui al più presto, e fermare la metamorfosi. Agito le mani in aria come se i polsi fossero snodati: è una mossa silenziosa che caccia via il nervosismo, la usavo a scuola, certe volte, prima di voltare l’angolo del corridoio dove mi aspettava Teo, il mio primo amore. E’ un gesto che dice: via. Via!

Vorrei che la mia faccia si fermasse. Vorrei che Lei se ne andasse. Ma sento che sale, sale, e cerca la superficie, il buco per la testa nella maglietta molle della mia espressione. Vorrei che Snow White non fosse qui ora; mi volto appena e lo vedo, sdraiato sul fianco, con gli occhi chiusi.

Non deve vedermi così.

Ma naturalmente, come se l’avessi chiamato, proprio in quel momento lui si sveglia, mi guarda da due fessure sottili, e mi afferra per un braccio. Rido, una risata forte, di cuore, che mi punge il seno. Se torno a tuffarmi indietro, se torno giù tra le pliche - pliche, pliche, è Lei! - del lenzuolo strappato dal materasso e spiegazzato in mezzo al letto, allora torno ragazza, la ragazza di Snow White, veloce e dispettosa, che sferza il suo sangue a ondate, il corpo che si apre e lo racchiude tutto, la voce dal timbro troppo acuto che gli rovescia indietro la testa e gli affila il sesso stupefatto, ricacciandogli in gola un’altra volta un urlo sempre più potente.

E questo va bene.

Ma non deve vedermi adesso. Non deve guardarmi in faccia. Sta arrivando Lei.

“Ti alzi?” domanda Snowie. E’ già sospettoso.

“Vado… nel Confessionale,” rispondo, senza voltarmi.

“Perché?”

“Mmm… per lavorare un po’. Se... se Ichi ha mandato un altro messaggio a... al maestro Hua... Se… ti ha scritto Post… Insomma, le solite cose... prima della prova del Buio...”

“Intendevo,” si muove sul letto, mi viene vicino e mi abbraccia da dietro, appoggiando la testa nell’incavo del mio collo, “perché adesso”. Le sue parole soffiano sulla mia pelle. Le sue ginocchia arrancano tra le lenzuola disordinate per avvicinarsi di più.

Cerco la voce. Tossicchio. Best, Best, Best, torna in te, torna in te! la spiritosa, la sbrigativa Best!

“Ehm… Mmm… Mi… mi sono rotta di star qui,” pronuncio, con un tono che suona falso perfino a me, “e… e poi ho una fame...”

“Anch’io...” mormora Snowie, e mi morde delicatamente una spalla.

“Oddio, non essere dozzinale!” dico. Iiiih, è Lei che ha parlato. Vorrei agitare ancora le mani in aria, ma non posso. Incontro la mia faccia in un angolo dello specchio del comò, e rabbrividisco. Vedo quello che sta succedendo. L’espressione di Snow White affacciato sulla mia spalla, stupito. Un interrogativo ancora nascente, un allarme minore. E poi vedo la mia faccia. Lei. Una certa superbia del mento, e poi quella distanza dello sguardo, e le guance piene e rigide, e su tutto, un sorriso sovrano. Non c’è niente da fare: è la Regina.

L’avevo già sentita affiorare altre volte, in altri tempi, all’improvviso, durante i giochi con le compagne, o nel colloquio con l’amica ricca della mamma – la posa, la tazza di tè - o nell’epilogo indeciso di un litigio con mio fratello. Ricordo una domanda di Lisa, la mia vicina di banco. Ricordo la mia risposta, pronunciata dalla Regina: “Sì, io e Teo stiamo insieme.”

E quel mento all’insù.

Cerco di rimediare.

“Prima passo dal salone,” inizio, con il tono più casuale che riesco a trovare, “guardo se gli altri mi hanno lasciato qualcosa, un involtino primavera, che so. O se c’è ancora un po’ di quel minestrone,” la voce, perfino la voce sta diventando diversa. Cerco un tono vivace: “O potremmo cenare da qualche parte!”

Il peggio che potessi fare. Ora Snow White mi forza a voltarmi, e indaga il mio sguardo, i miei occhi, serio, con i capelli un po’ spettinati, dritti sulla fronte, il che gli dà un’aria ancora più sbigottita. Forse è meglio se sorrido. O forse è meglio se mi sforzo di non sorridere. Non lo so!

“D’accordo, scendo con te,” mi dice, dopo avermi esaminato. Ignoro quali siano le sue conclusioni. Ignoro i suoi pensieri: l’ha vista? Mi bacia a occhi aperti, brevemente, pensosamente, e poi rotola sul letto cercando i suoi jeans. Il più velocemente possibile, mi pare. La sua camicia di Trussardi, che infila sopra la maglietta senza abbottonarla. Le Tods che percuotono con un paio di colpi sordi il pavimento. Io mi volto. Guardiamo il letto.

Sento Lei che si arrampica, che spinge per parlare, che mi vomita dentro qualcosa, scuoto appena la testa per fermarla, non ci riesco, sento gli angoli della bocca che si aprono, nel sorriso di Lei, e la mia mano che si muove per infilare due dita nel taschino piccolo dei jeans, ma con una flemma e una lentezza e una fierezza – il dorso puntato verso l’alto, le dita eleganti - che non è mia. Oppure è mia! E la schiena, ritta come su un trono. E una voglia di impero, e di trionfo, e…

Snow White mi sogguarda, per un minuto. Io sono sicura, in quel minuto, che sta guardando la Regina. La sta riconoscendo. Vedo il sorriso che si allarga, che si rassicura, che prende nerbo, e familiarità, e confidenza.

Lei rabbrividisce.

Io muoio.

Lui, osceno, dice:

“Beh, sei felice, mi pare.”

 

 

(Sette Moderniste è un romanzo. Fatti e personaggi sono immaginari)




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“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).