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IL VILLAGGIO GLOBALE di Sette Moderniste

romanzo "serial" di Autori vari

Episodio uno: Ore 10. Il magico istante in cui capisci che sarà una giornata di merda

 

Ines, di Paolo Egasti

 

Meno male che c’è la porta a separare dentro da fuori.

Non è per il freddo. Mi piace l’inverno e mi piace il freddo.

Mi piace vedere la piazza con la neve e i villeggianti, al di là del vetro della porta e della vetrina, e io qui, al posto di comando, con la mia coda di cavallo, tra lo scaffale di giornali e riviste, tra le cartoline, orologi e berretti da sci.

La cartolina migliore è quella panoramica, la versione invernale. La foto è presa dalla montagna di fronte. Si vede la strada, che pian piano sale fin qua, grigia, scompare nel bosco bianco, sale ancora, arriva fino alle prime case e ci si dirama in mezzo.

Cartoline così ce ne sono ventiquattro. Dodici sono mie.

Dlindlin.

Finalmente.

Suona la porta che si apre, ed entra il signor Ivano. Ci conosciamo da tanti anni. Io ne avevo venti, lui quaranta, ed era sposato.

“Signora Ines…” e accenna a levarsi il cappello.

“Signor Ivano…” e accenno a inclinare la testa.

Adesso sono io quella dei quaranta, e sposata. Mi viene da ridere, o da piangere.

Ivano prende un quotidiano sportivo, e una rivista di pettegolezzi. Sa leggere ben altro, chissà che gli succede. Ci sorridiamo, scambiamo due chiacchiere, il tempo, la neve, i reumatismi.

Lui mi guarda, dispiaciuto, un po’ imbarazzato, perché la notizia che mi riguarda non è ancora di dominio pubblico.

Lo vuoi sapere un bel pettegolezzo? Altro che rivista, ci sono qua io, lo scoop della settimana. Ma lui lo sa, tutto il paese lo sa. Io vorrei che Ivano me ne parlasse, che approfittasse della nostra vecchia e trascinata confidenza, ma lui non capisce, e non lo fa.

Appoggia le monete contate sul banco. Le metto in cassa, ma è poca cosa. Altro ci vorrebbe, non so, una borsa piena di carta, ma soldi, non giornali.

“Ines, buongiorno…” e alza la mano voltandosi verso la porta

“Ivano, buongiorno…” e muovo la mano nell’aria come per pulire un vetro.

Dlindlin, e il signor Ivano esce.

Lo guardo attraversare la piazza, finchè volta l’angolo, contenta di essere stata chiamata per nome.

Promossa da vice a capitano nel giro di una settimana, per abdicazione dell’incaricato precedente, si può dire. Mio marito, la causa assente dell’imbarazzo, se ne è andato. Non saprei dire cosa gli è passato per la testa, tutto e niente, in ogni caso troppo, per me.

Ha infilato la porta ed è uscito. Ma la cosa peggiore è che è uscito, ma è ancora qui, perché metà del negozio è suo, metà della casa qui sopra è sua. L’ultima cosa che ha detto è che lui vuole vendere tutto. Non si sa quando, non si sa come, non si sa a chi.

Non a me, di sicuro, che non la posso comprare.

È andato. Ha preso la strada che scende, bruscamente, la strada che scompare nel bosco bianco, scende ancora ed esce dalla cartolina.

Non so più dove finisco io, che cosa è davvero mio, e chi sono.

Meno male che c’è la porta, almeno la porta.

 

 

(pubblicato l'8 giugno 2006)

(per tornare alla signora Gina Invernizzi, per andare a Maria C. detta Machi)




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“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).