Il Villaggio globale di Sette moderniste
romanzo "serial" di Autori vari
Episodio zero - L'alba
Luchino Invernizzi, di Luchino/Dj Lu
Facevo meglio a prendere il pulmino. E' vero che l'altra volta, con il
pulmino, sono arrivato in non so che posto dove parlavano solo
tedesco, e comunque non nel paese dove abita la nonna, e allora tutta
la famiglia si è spaventata perché ci ho messo quell'attimo a
ritrovare la strada. Ma io sono un minore, voglio dire, ci mancava
altro che non si cagassero sotto.
Però quella volta almeno sono arrivato.
Invece la nonna ieri ha detto: "Mando una macchina a prenderti."
Allora scendo alla stazione, tutto sudato perché sul treno era
rotto il riscaldamento e c'erano seimila gradi, e avevo i pantaloni
quasi bagnati, che mi facevo schifo da solo, e arriva questo vecchio
millenario, che non sta in piedi, e mi fa, tutto umile, tutto di sotto
in su:
"Tu ezzere benfenuto."
Gli dico ma va' via maniaco, un paio di volte. Lui sempre più
sorrisi, sempre più molliccio. Forse volevo dire mellifluo. Mi prende anche per un braccio, e allora
gli faccio:
"Ouh."
Il molliccio però mi dice:
"Io ezzere mantato di tua nonna. Benfenuto nipote, benfenuto Dj Lu!"
Forse non ha detto proprio così, forse parlava anche meglio di
così, però quello che è certo è che guidava peggio.
Comunque, io deduco:
"Ah, allora lei è l'autista."
A volte so essere decisivo. Così, uscendo dalla stazione mi aspetto di vedere una macchina. Invece,
parcheggiata in stradivieto, sopra il marciapiede con una ruota, c'è
una tomba di marmo beige con i profili cromati; non può essere una
vera macchina perché è senza nessun tipo di marca, né davanti né
dietro. Non so d'altronde chi può sognarsi di costruire una macchina
di marmo lucidato con delle maniglie. Carichiamo il mio zaino con una
lentezza mortale, il vecchio impiega sedici o diciassette anni solo
per chiudere il portabagagli, che tutte le volte fa toc, e io la prima
volta dico non si è chiuso, e le altre sei lascio perdere. Salgo. Gli interni sono in tek. Nei sedili credo ci siano le doghe. Poi
partiamo. La tomba di marmo si avvia con un rumore che sembra un
motore imitato con la bocca.
"Noi andare", dice il vecchio.
Mi guardo intorno per vedere se qualcuno se ne accorge. Forse le tipe che ridono, con gli sci appoggiati al Suv. Penso alla figura che faccio con quelli del Reality, che devono essere qui da qualche parte, se per caso mi vedono sulla macchina di marmo.
Poi ho modo di preoccuparmi di cose più importanti. Non so, la forza di gravità.
Infatti per un po' la strada è quasi dritta e anche bella, lungo il canalone che passa in mezzo alle montagne, con la neve e un miliardo di alberi di natale piantati dappertutto, anche senza decorazioni. Ma a un certo punto il vecchio mi chiede, gentilissimo, se ho fatto buon fiaggio e se è
prima folta che sono di quelle parti, e io faccio fatica un po' a
capire e poi rispondo che ci sono stato altre volte, sempre dalla
nonna.
Allora il vecchio fa due cose che non mi piacciono: A) prende una
curva a gomito in terza e B) si volta verso di me urlando: "Eh?"
E' sordo come una campana, e la strada è curva come una buccia
d'arancia, quindi ogni volta che io parlo e lui non mi sente e si
volta verso di me dimenticando di essere alla guida di un mezzo con un
minorenne a bordo, rischiamo la vita.
I burroni sono belli profondi. Li vedo tutti.
In più, per semplificare le cose, dopo un po' il mondo si ricorda di
essere in gennaio e la strada diventa una lastra di ghiaccio.
Ed è impossibile tacere, perché il vecchio vuole sapere che scuola
faccio, se ho bei foti - frase che gli faccio ripetere dieci volte su
altrettante maledette curve - e se ho la racazza. Gli rispondo a
vanvera, sostanzialmente gli dico che sono laureato in informatica,
anche se non è vero, in realtà sono espulso in quarta liceo e non so
che cazzo fare della mia vita. A parte che non mi chiamo più Dj Lu da quando avevo tredici anni. Poi gli dico che ho la ragazza e anche
questo è vero fino a un certo punto ma sono cazzi miei. Poi gli dico
che sono felice, e questo è la cazzata più grande di tutte. Non andrei
da mia nonna in settimana bianca, se fossi uno felice.
Vediamo molto da vicino un ultimo strapiombo, e finalmente nella neve
si materializzano delle case. E' il paese che mia nonna ha scelto per
morire, non io. Vorrei dirgli. Ma poi freniamo.
Mancano otto centimetri al cancello di nonna.
Cioè, di casa di nonna.
Il vecchio non riesce a uscire dalla macchina di marmo. E' un uomo
così fragile che quando muove le mani si vedono le ossa far fatica. Mi
viene quasi da piangere a pensare a tutto il male che ho pensato di
lui.
Però lo stesso mi domando. Ma perché cavolo sono venuto qui?
(pubblicato il 2 aprile 2006)
