logo
<ModQuinto>

 

SETTE MODERNISTE

Quinto episodio - Il ritorno

 

ModeRN

 

La macchina si ferma come uno stambecco, tre zampe a terra e l’anteriore sinistra su un belvedere naturale di massi sollevati. Minutaglia di pietra si sbriciola sotto il gigantesco pneumatico, e cade sul paesaggio sottostante. E’ il concetto di “dominare la valle” che qualunque pubblicità di fuoristrada ci invidierebbe.

(peccato che non appaia dal nulla una scritta nera in caratteri eleganti, davanti alla macchina, per esempio “Wagon Hawk”, con un colpo di gong molto cool, e “taste your Nature”, con un altro colpo di gong molto cool)

“Quello era sangue,” dice Nick.

Sangue ce n’è già stato. Al mattino, nella Casa, sui frammenti di vetro, un rosso scuro, vivo. Ora, invece, sulla distesa di neve abbiamo visto una gran macchia grumosa, una grande pozzanghera di melma sprofondata nella neve sciolta. Il sangue sul ghiaccio è apparso subito diverso da quello nella Casa. Ingiallito e annerito. Come se fossero due sangui distinti, e questo fosse sangue morto.

“Ieri la neve era bianca,” ripete Hard.

“Oppure era notte e tu non hai visto bene,” gli risponde Nick.

“Ieri la neve era bianca,” chiude Hard, ringhiando.

Sembra un rimprovero alla valle, alla montagna.

La neve era bianca, l’infanzia era bella, l’amore prometteva, il mondo era un libro.

Poi scendi dalla macchina.

Camminiamo fuori dal bosco, in salita, lungo un solco largo quanto un corpo umano, bianco e color granita di sangue. Io impedisco ai miei pensieri di pensare. Hard resta indietro a toccare la striscia insanguinata. La schiaccia con le dita, la misura, ci cammina dentro; il che è poi la stessa cosa, lasciar parlare i fatti.

“Il corpo è stato trascinato fin lì,” indica Nick, puntando l’antenna della ricetrasmittente verso la gigantesca macchia alla quale stiamo lentamente ritornando, a piedi. Qualche metro più in là, la neve sprofonda in un altro solco: è il segno delle gomme del nostro Hummer. C’è come un sussulto nella traccia, nel punto più vicino alla macchia: lì è stato dove Nick ha detto “Oh, misericordia” e noi abbiamo guardato fuori. La macchia di sangue ci è passata vicino come un teatro greco visto dall’autostrada.

“E qui? Qui, che cosa è successo?” domando io. Indico la pozzanghera di fanghiglia rossastra, che non guardo, e affido a Nick la risposta. Lui che invoca la misericordia, spero dica che la neve è bianca, o sposti una lastra di ghiaccio e trovi il cadavere di un lupo o di un orso. Non Post.

Nick si inginocchia. “Qui…”

Hard arriva alle sue spalle, con le mani bagnate d’acqua e sangue. Regge una catenina d’oro con tre perline, che ci mostra in silenzio. Oggetto così femminile. Nick non aggiunge niente.

Dall’alto, potreste vedere tre uomini che credevano nelle leggende, e ora non più.

Io mi aggrappo con lo sguardo a qualcosa, non al cielo – il cielo mi sembra insultante, in quel suo blu protervo – ma a una parete ruvida di roccia che chiude l’orizzonte. Mi sembra una conquista faticosa, dura, la sua altezza, il suo concreto compatto, e la imploro di trasformare tutto il resto in un mondo irreale, in cui i desideri sono pegni e Dio esaudisce i giusti e i forti. Ma dall’alto vedreste che sono sdraiato a terra, e piango, e muovo le braccia e le gambe come un matto, all’idea che anello dopo anello questa morte distrugge ogni catena che ho costruito nella vita, e trasforma gli occhi bizantini ai quali mi rivolgevo fiducioso in una figurina dei Pokemon venerata da un bambino che crede anche a Babbo Natale. Hard è accosciato nella neve non bianca. Guarda nella pozzanghera alla ricerca di indizi, e ha un’aria seria, inutile. Nick cammina come in un’anticamera di corsia d'ospedale, cercando di parlare con Snow White e con la polizia, in un susseguirsi di chiamate e interruzioni che rendono attivo e variato, credo, questo momento immobile della nostra vita. 

(peccato che non appaia dal nulla una scritta nera in caratteri eleganti, davanti a noi, “one day earlier”, con un colpo di gong molto cool, e “the beginnings”, con un altro colpo di gong molto cool)

Il prossimo passo per sopravvivere al dolore sarà cercare di convincermi che non l’ho amata abbastanza, che non ho fatto qualcosa che avrei potuto fare, e che non ho pregato come avrei dovuto, vedrete. Non c’è nessuno che riesca a non credere veramente a niente, tranne dio.

 

 

(2 agosto 2007)

(Sette Moderniste è un romanzo. Fatti e personaggi sono immaginari)



castATsettemodernistePUNTOcom

 

“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).