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Verdurae

allegorico di IB

 

E' giorno di mercato. Dietro l'angolo si apre la piazza con i bar all'aperto, un'edicola, quattro semafori con i rispettivi attraversamenti pedonali e la folla festiva che passeggia tra le bancarelle. I volontari di un'associazione anticancro corrono avanti e indietro inseguendo i passanti con orchidee e anemoni per la raccolta fondi. Ci sono acrobati, un giocoliere, i bambini tirano le monete nel piattino e battono le mani contenti di aver fatto centro. Su tutti, il sole caldo e bianco della città. Le signore ascoltano in silenzio i ritmi latini delle auto decappottabili ferme al semaforo, con un sorriso nascosto.

"Una volta lì, aspettare. Un'ora, due ore al massimo. Se non capita, andare via," al banco del verduraio, due donne parlano tra loro. In mezzo c'è una piccola torre di cassette della frutta vuote, su cui troneggia una sporta di lattuga. Le foglie verdi, le radici sporche di terra. "Mai," dice l'altra, "non si deve mai aspettare più di un'ora. E' una questione di principio."

"C'è molta più umiltà nell'aspettare, invece; aspettare non importa quanto," risponde la prima. Ha scelto un gambo di lattuga molto verde, da mangiar subito. Il venditore impacchetta l'insalata nella carta di giornale: "Un euro. Grazie." Poi, torna a vendere le sue verdure con voce stentorea: "Aspettaree! Vestirsi con gustoo! Salutare tutti quelli che passanoo!"

"Salutare, ma quanto caldamente?" domanda un pensionato.

"Tre euro al chilo," risponde il verduraio.

"Cosa? Sono seimila lire, lo sa?"

"Allora, meno cordialmente e solo la gente elegante: fa un euro e mezzo."

"Ah, menomale. Me ne dia tre etti."

Continuo a camminare, addentrandomi nel mercato. Tra le bancarelle l'aria si fa più pesante, l'asfalto sporco fermenta odori di cachi schiacciati e di pipì di cane, le offerte degli ambulanti si fanno più oscure.

"Passare avanti," dice un abusivo che si guarda intorno di continuo, "passare avanti, sagacia e disimpegnoo, solo trentanove euro. Nei negozi lo trovate a trecentoo." Con stizza, quasi, un salumiere in camice bianco si fa largo in mezzo alla folla mostrando la sua merce in un foglio di carta immacolato: "Un amico di famigliaa, guardi signora che carni, come sono sode, come sono fresche! Un amico di famigliaa." "Mai entrare in confidenza con nessuno," attacca il pizzicagnolo percuotendo su una latta di sottaceti , "guardate che cosa abbiamo qui! Tartufi, rapporti formali, cortesie, strette di mano, permesso e arrivedercii! Tutto in offerta, donnee!" "Non esistate, giovani! Domani i romantici vi sfiorisconoo," incalza il fioraio, "lei signora: ecco qui una bella cordialità verde perenne, guardi che chioma, che impianto; non me la bagni tutti i giorni però. Solo dieci euroo."

Esco dal mercato, controllando se ho ancora in tasca il portafogli, senza aver comprato niente. Non è stagione di sincerità, disperazione, fagiolini, fraternità e profondo.




castATsettemodernistePUNTOcom

 

“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).