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Hard B.

PRIMO EPISODIO: LA CACCIATA

 

Finito lo spettacolino dell’espulsione, ci schiaffano su un pulmino che puzza di nuovo come un gatto appena nato. Dove vogliamo andare? Città, campagna, alberghi, aereoporto? Ce lo chiede l’autista, questa specie di “I got the style, but not the grace” che ha caricato i bagagli e adesso si volta sul volante in cravatta gialla, dico gialla, di un giallo giallo, giallo Sole, giallo parrocchetto, giallo bandiera del Brasile... Ma non devo parlare del Brasile, adesso. L’ho dimenticata, capito? Dimenticata. A questo punto io sono il protagonista di uno Show famoso - sì, espulso: un espulso famoso, però - con sei Esimi Colleghi famosi quanto me, in cima a una montagna con un nome famoso anche quello, che non mi degno nemmeno di sapere. Non penserò adesso al Brasile, a dieci anni fa, alla bandiera della sfilata, a quel sublime culo e alle ostriche vive, frammenti esplosi che hanno senso solo se c’è uno stupido che li incolla insieme con lo sputo dell’amore. E poi il Sole non è nemmeno giallo, ormai. E’ color fumo di sigaretta in una bottiglia vuota di tequila. E quindi addio. Sono dieci anni che non la vedo, dovrei dire "che non la scopo" ma non era quel genere di storia. Oggi non mi riconoscerebbe se ci incontrassimo. Addio Sammy. No, non la nomino nemmeno. L’amore finito è anonimo: se nessuno capisce che cosa voglio dire è perché Nessuno Ha Mai Amato Veramente. Insomma, fatto sta: il rozzo ripulito si volta a metà sul volante e dice: “Adesso arriva il capo con i soldi.” Ci strizza l’occhio, a me e all'altra espulsa dallo Show, Post.

Quella che dice di essere Post.

Sì, perché a me non la danno a bere. Io la gente che scrive la riconosco a colpo d'occhio, questa è Post l'Esimia Collega come io sono Cappuccetto Rosso. Io ci sono entrato nella stanza di Post, della vera Post, saranno state le tre e mezza; ho visto un tizio mai visto e una delle cameriere della Casa che prendevano la sua roba  – i suoi vestiti, le sue mutande – e la ficcavano in due valigie. E Post non era da nessuna parte. Ho chiesto: “Dov’è Post?” Il tizio mai visto ha cacciato in fretta un po’ di biancheria nella valigia, giusto per non farsi trovare con le mani nella marmellata, poi ha alzato la testa tutto una confusione e un sorriso: “Forse si è arrabbiata ed è andata a farsi un giro. La sta cercando anche il signor White.”

Post, lo dico subito, non è il tipo di donna che se si arrabbia va a fare un giro. E’ il tipo di donna che se si incazza, se si incazza, allora tu ti devi prendere i coglioni in mano e camminare a culo indietro, perché ha la ginocchiata facile. Anzi, è il tipo uno-due, ginocchiata-colpo sulla nuca. Fa male. Nina era così. A ricordarmelo ho una cicatrice a forma di scatola di carne conservata portoricana, giusto sulla spalla destra. Anche Post, la vera Post, è il genere passionale. Da evitare, insomma, ma a parte questo, una che rispetto. Così ho detto “Certo, certo,” con aria noncurante, ma il mio cervello s'era già messo al lavoro. Me ne sono uscito in corridoio a pensare.
Passava di lì Best, bella di quella bellezza fatta di pellicine e peletti, Profumini & Lucidalabbra, pesca e albicocca, non il mio tipo. Non ancora: non sono ancora tanto rincoglionito da perdere la testa per le ragazze innocenti, figurarsi per quelle perverse. Saltellava tutta rossa in faccia e con una sbucciatura sul collo.

“Che cosa ti sei fatta, lì?” le ho chiesto.

“Niente, niente,” mi ha risposto lei, nascondendo la sbucciatura con la mano. “Sono caduta su un gradino.”

“Mi dispiace, spero che tu non ti sia fatta troppo male. Devo dirti una cosa: qui qualcuno sta giocando sporco.”

Ha fatto tanto d’occhi e mi ha fissato: “In che senso?”

“Post è scomparsa.”

“Sarà andata a farsi un giro.”

Non sono stato a spiegarle la faccenda del giro e delle ginocchiate, è una cosa che le donne non capiscono. Le ragazze meno che meno. Loro ci adorano, ci scrivono sui diari con gli svolazzi e i cuoricini rosa, ci inchiodano sui loro Diari Del Cazzo, crocifissi con una molletta per i capelli. Parlo in generale, sia chiaro: not me. In fondo Rachele aveva tipo... che so... ventisette, trent'anni. Tutta un'altra faccenda.

“Post non è andata a farsi un giro, di questo sono praticamente sicuro. L’hanno fatta fuori.”

A quel punto, Best è esplosa in una risata che ha fatto tremare la Casa fin nelle fondamenta. Lei può permetterselo, vende un miliardo di copie a libro - a Diario, per la verità - o giù di lì.

“Ma che cavolo dici, stai scherzando?” Mi ha chiesto, ancora ridendo. “E poi perché ammazzarla? Hard, lei ha perso. Se qualcuno è in pericolo, quella sono io. Io vinco, che ti credi!”

L’ho lasciata saltellare via ancora tutta allegra. Ma con la mano alta sulla sbucciatura. Post e Best non si sono mai sopportate - per via dei nomi simili e dell'età diversa, credo. E la sbucciatura sul collo non va d’accordo con una caduta su un gradino, adesso che ci penso.

Così, eccomi qua. Mmh. Osservo la donna che dice di essere Post, sul pulmino: mette i piedi sul sedile, le ginocchia in bocca, borbotta. Fa il Maschiaccio In Maglietta E Jeans. E’ una brava imitatrice, non c’è che dire, simile all’originale come una goccia d’acqua a un'altra goccia d'acqua. L’unica è cercare di starle addosso – in termini investigativi barra letterali: per vedere se ha dei punti deboli o se si tradisce. Non è che io butti via niente, però. S'intende. Così, nel pulmino deserto mi siedo proprio vicino a lei, le offro un sorso dalla borraccia che ho con me, rifiuta, poi una sigaretta, rifiuta, poi un fazzoletto di carta - quello lo accetta.

Fingo un’aria comprensiva, mentre spernacchia con il naso. “Adesso ci daranno i soldi e noi faremo finta di accettarli, giusto?” le dico. Si volta di scatto, un ricciolo del genere biondo le cade su una palpebra. Ricordarsi che è un’usurpatrice.

“In che senso, faremo finta? Non ci sarà qualche problema ideologico ad accettarli, questi soldi. A me servono.”

Considero la questione: “Che cosa intendi, per problema ideologico.”

“White è un verme.”

Eh, eh, credono che io non sappia che siamo in diretta anche qui, sul pulmino. Vogliono farmi dire qualcosa che non potrò rimangiarmi. Vogliono farmi fare il Grande Salto, ciao ciao HB, come la vera Post.

“Intendo dire che...” decido di glissare sulla mia opinione a proposito di White, “:..che una volta presi i soldi non è detto che noi dobbiamo andarcene davvero.”

Mi osserva. Finge di essere sorpresa. La vera Post direbbe qualcosa come “L’ho pensato prima io”. E sarebbe vero.

Allora, senza dimenticare che sto parlando con un’inviata di Snow White che ha preso il posto di Post la quale con tutta probabilità è cibo per topi in qualche cantina muffita, butto là: “Sai che Dogma se ne è stata tutto il tempo con Crav... con uno della Produzione, giù in salotto? L'ho vista mentre bruciava in fretta qualcosa nel camino. Io sono curioso di sapere che cosa stava bruciando. Tu no?”

Mi guarda a lungo, poi si sporge verso di me e mi fa cenno di avvicinarmi. Sa di spiaggia, di sole. Questa era ad abbronzarsi al mare fino a dieci minuti fa, altro che Alpi. Altro che Post. Manda profumo, e mi sussurra: “Sai, HB, non... non mi fidavo di te. Ma forse mi sbagliavo.”

“Già, certo... Ma pensiamo a un piano, adesso. Ci facciamo lasciare a quell’alberghetto giù a mezza costa...”

“Ssst. Arriva gente.”

Torniamo a metterci comodi, il motore carbura e un uomo sale a bordo. E’ lo stesso Mutande In Mano che ho visto nella camera della vera Post. Partiamo. Ora sono davvero solo in mezzo a loro. Chi è questa gente? Che cosa vogliono da me? Perché hanno ucciso Post? Perché l'hanno clonata con questa semiPost? Perché io e la vera Post siamo così pericolosi? Chi sarà mio alleato nella Casa? S. White conosce il loro gioco? E il mio? Raggi verdi di tramonto ci percuotono dalle montagne attraverso i finestrini, mentre cornacchie e altri uccelli rognosi si sgolano in un saluto al Sole Che Muore. Il pulmino si avvia con il lampo di una cravatta gialla sul vetro. E' possibile che io sia morto prima della prima curva, impiccato con quella cravatta gialla. Penso al mio amore perduto. Non credevo di poter essere felice di aver già visto tutte le ostriche che mi importava di vedere.

 

(Sette Moderniste è un romanzo. Fatti e personaggi sono immaginari)



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“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).