Dogma
PRIMO EPISODIO: LA CACCIATA
Li cacciano dalla Casa. Un uomo della Produzione è stato chiamato dall'Area Proibita per portarli via. Li aspetta in salotto mentre preparano le valigie. Indossa una cravatta gialla.
“Ti faccio compagnia per un po’,” mi dice. Guarda le montagne fuori dalla finestra. Mi chiede se abbiamo visto le aquile. L’uomo è pagato per essere educato con noi, ma credo che confonda l’educazione con una specie di condiscendenza.
Dalla poltrona in cui riposo, gli rispondo che non ho visto aquile. L’orologio ticchetta a lungo sopra il camino spento, ma io non aggiungo altre parole. Il sole sta tramontando e tutte le montagne nella finestra del salotto sono rosa. Non dico che ho visto il falco e le taccole e una coppia di stambecchi. Se ha seguito la diretta, sa quello che ho visto. L’uomo guarda il mio maglione pesante.
“Così tu sei Dogma,” domanda.
“Sì,” rispondo.
Annuisce a lungo.
Chiede: “Perché?”
“Perchè, cosa?”
“E’ davvero il tuo nome?”
“Mi chiamo così.”
“Sei una di chiesa?”
“No.”
“E’ un nome di chiesa. Vai in chiesa?”
“No.”
“C’è una chiesa sulla strada per venire qui. Una di quelle cappelle di montagna, con due teschi nel muro. Io non ci andrei.”
“Nemmeno io.”
Restiamo in silenzio per un po’. Si agita sul divano, forse sta pensando ai teschi. All’improvviso mi spiega che non pensava di dover mettere piede giù dal pulmino, e che i due espulsi sono in ritardo. Il freddo nel salone lo costringe a strofinarsi le mani per riscaldarle. Guardo il suo doppiopetto blu di terital sottile e mi alzo per accendere il camino. Allora chiede:
“Dove vai, adesso?”
Mi fermo e lo fisso negli occhi. Sta sorridendo. Il premio per chi resiste più a lungo nella Casa è cospicuo, e noi abbiamo accettato di partecipare al gioco.
“Vado ad accendere il fuoco.”
Annuisce. Mi chino davanti alla cenere ancora tiepida e rovisto con le pinze di ferro per cercare tizzoni accesi. Non ne trovo, e preparo la legna nuova. Prima le fascine di balsa, poi quattro ceppi di misure diverse. Al piano di sopra, HB parla a voce alta. Gli risponde Best con la solita risata. Sentiamo una conversazione vivace. Potrebbe essere una lite.
“Li hanno cacciati perché non sono simpatici al pubblico,” sussurra improvvisamente l’uomo, sporgendosi in avanti. Come se Snow White non ascoltasse tutto quello che diciamo.
Accendo uno dei fiammiferi e lo butto sopra la legna. Si spegne.
“No, quella che rideva era Best, lei è simpatica al pubblico,” rispondo. Non si può confondere quella che è stata espulsa con la prima classificata. Credo che l’uomo lo faccia apposta. Può essere un tranello di White.
“E a te?”
“Che cosa intendi dire?”
“A te è simpatica?”
“Certo.”
Si tira indietro sul divano. “Anche a me. Ho letto i suoi libri. Mi piacciono molto, sono... beh, sexy. Tu li hai letti?”
“Tu hai letto i miei?”
“Mi hanno detto che sono interessanti. Ma tu hai letto i libri di Best? ”
Accendo il secondo fiammifero e lo avvicino alle fascine.
(Sette Moderniste è un romanzo. Fatti e personaggi sono immaginari)
