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Ichi

PRIMO EPISODIO: LA CACCIATA

 

Caro maestro Hua,
come raccontarle che cosa accade oggi nella Casa?
Era inverno, e non c'erano prede nemmeno per Osù, la più feroce delle tigri. Osù aveva molti figli, e per la carestia non poteva nutrirli. Così chiamò a sè nella tana i due cuccioli più grandicelli e più forti e disse loro: da oggi non siete più miei figli, andatevene e guardatevi dal fare ritorno qui. Io vi maledico.

I due figli si disperarono a lungo, chiesero alla madre di perdonarli per qualunque colpa avessero commesso, portarono a lei e ai fratelli dieci lucertole, dieci grilli e tutto ciò che riuscirono a trovare nel deserto dell'inverno, piansero finché il loro pelo lucido non fu ritornato arruffato e umido come quello dei fratelli più piccoli, urlarono e si finsero pazzi, e tentarono ogni strada per commuovere il cuore della madre. Ma Osù non volle nemmeno ascoltarli, e voltò loro le spalle. Quando i due tigrotti se ne furono andati, la madre corse a un grande albero e lo squarciò con le unghie affilatissime. L'albero pianse tutta la sua resina e Osù vi si rotolò molte volte, finché non ne fu coperta. Rami e muschio si attaccarono al suo pelo e formarono un mantello uniforme. Poi la tigre si sdraiò ai piedi dell'albero e attese.

Intanto, i due figli perduti andavano vagabondando per le praterie e i boschi, disperandosi per la loro sorte e piangendo per la solitudine. Finché a un tratto, non videro un gigantesco orso bruno che dormiva, del tutto indifeso, accovacciato sotto un albero. I due tigrotti si lanciarono immediatamente contro la bestia e l'uccisero: l'animale fece appena in tempo ad alzare su di loro il suo sguardo luccicante, e subito dovette soccombere.

"Ora porteremo questo gigantesco animale da nostra madre Osù," si dissero i due tigrotti, "e la gioia per il cibo sarà tale che lei ci perdonerà e ci riprenderà con sè."

Quando i due arrivarono alla tana trascinando l'enorme preda, i fratelli più piccoli accecati dalla fame si gettarono sull'animale e ne divorarono subito una gran parte. "Dov'è nostra madre Osù?" chiesero i due più grandi. I fratelli più piccoli risposero che non lo sapevano, e il pasto continuò. Quella notte, Osù non tornò, e nemmeno la notte successiva, e per nessuna delle notti a venire. Ma la preda uccisa dai due tigrotti era così grande e massiccia che la sua carne continuò a nutrire i piccoli fino alla fine dell'inverno. Quando la natura si risvegliò e la primavera ritornò, tutti i cuccioli erano grandi e forti e in grado di procacciarsi il cibo da soli, e così, poiché disperavano ormai di veder tornare Osù, si decisero a lasciare la tana e ad andare per il mondo. Dell'animale divorato, nella tana rimasero soltanto gli occhi, che brillavano così tanto che gli dei li videro e li trasformarono in due stelle che sorgono al culmine della notte, nel pieno dell'inverno, e si chiamano gli occhi della tigre.

Il suo umile allievo Ichi.

 

 

(Sette Moderniste è un romanzo. Fatti e personaggi sono immaginari)




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“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).