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PRIMO EPISODIO: LA CACCIATA
Naturalmente, io devo ringraziare qualcun altro. E’ un po’ un destino, alla mia età, non poter quasi mai dire beh questo è tutto merito mio. Ma stavolta davvero devo ringraziare Post, sissignori, proprio lei, che è pazza di Snow White perché si sono incontrati in non so quale vita precedente, e devo ringraziarla per avergli aperto gli occhi sulla sua potenza. Fate sentire potente un uomo, intendo straordinariamente potente su di voi, e lui cercherà immediatamente qualcuno (mi spiace, voi no) su cui esercitare fin troppo duramente il proprio potere, qualcuno di Innocente e bellissimo come me.
Post glielo ha detto in faccia, appena si è saputo che l’esclusa dalla Casa era lei. Quando ha visto il voto del pubblico ritoccato con il mio pennarello: “Tu sei il Male”, gli ha detto. E lui si è messo a ridere tutto gongolante. Tsk, tsk. Instillategli il dubbio che il suo potere sia malvagio, e non avrete fatto altro che fornirgli il passaporto per le malvagità più divertite. Ma soprattutto, non avrete fatto altro che regalargli il nuovo Sudoku dell’anno: com’è possibile che da un potere tanto crudele e grande l’Innocente sia misteriosamente, interamente immune? Immune a modo suo, s’intende. Cioè a modo mio. Forse l’Innocente conserva la traccia della purezza originaria di cui i maschi vanno in cerca, il Cristallo di Rocca intangibile dal Maligno sé? Ah, il mistero dell’amore, e Ah, quello ancora più insondabile della libidine.
Il tetto inclina addosso a me il riverbero arancione del tramonto, il profumo dei biscottini sul comodino e il desiderio di Snow White. Non ci sono poster pensierosi alle pareti, ma ugualmente questa è la stanza in soffitta di un’adolescente inquieta. Lo dice il blocco note pieno di scritture cancellate che si sfoglia sulla scrivania alla minima corrente d’aria. Lo dice la neve che frulla nell’angolo del vetro. Lo dicono le mie ginocchia che cambiano continuamente posizione. Lo dicono i due pupazzetti di peluche che tremano appoggiati alla cerniera dei miei jeans, e che lui dovrà necessariamente spostare per esercitare il suo potere. Snow White viene a respirare quest’inquietudine, steso accanto a me sul letto, con un sorriso che vi descriverei volentieri. Non esistono animali con una faccia del genere, ma i cani dietro i recinti, quando vedono arrivare il padrone con le ciotole del cibo, cominciano ad agitarsi avanti e indietro con questa precisa espressione sul muso, fame e territorio, urina e lingua, fedeltà e foga insieme. Solo che Snow White evita di agitarsi avanti e indietro. Farebbe a pugni con il suo carisma di uomo molto adulto e molto corretto.
Mi insegna a spogliarmi.
Io sono proprio una ragazzina imbranata, e sto sbagliando non ricordo cosa. Naturalmente. Ho slacciato il reggiseno prima di togliere la maglietta, così Snow White ha raddrizzato la testa con comprensione e pazienza. Si è leggermente allontanato, di uno o due micron, rispondendo “va tutto bene” a qualche mio “scusa, lo riallaccio”. Sentite, la voce del potere? Intanto, comincia a perdere goccioline una dietro l’altra da quel suo ancora semivestito affare. Ma sto correndo avanti. Prima, Snow White decide nella sua mente che non mi sto togliendo la maglietta perché in fondo, anche se sono io che l’ho invitato qui sul letto, mi vergogno. Sentite, l’immunità dell’Innocenza? Così inizia questa danza – che, mi rendo conto, lo sta snervando – in cui lui infila una mano sotto la mia maglietta mentre ci baciamo. Si convince che io respiro guidata dai movimenti della sua mano, solo perché io respiro al ritmo dei movimenti della sua mano. Arriva, senza osare confessarmi che sta inciampando sulla mia carnagione vellutata, fino ai miei seni. Lì inizia un percorso che ritiene mi spaventi molto, di fronte al quale esita. C’è in effetti una salita. La affronta, con la precisa convinzione che io stia tremando e ascoltando, che mi stia accorgendo del suo tocco e che mi stia spaventando della mia stessa eccitazione. Questo momento si ripete identico per ogni parte del mio corpo che ha nomi inutilizzabili in letteratura. I due peluche vengono afferrati e gettati in cima al letto, dietro i cuscini. Comincia il suo succhiare vampiresco di sensazioni che lui ritiene adolescenzialmente random - piacere, paura, un’esaltazione che sembra scappare da tutte le parti e che invece salta sopra e prende le redini di ogni movimento - sensazioni di collasso vigile che nessun altro animale nell’universo è in grado di percepire sul proprio corpo: se le trova tra i denti e crede che siano le mie sensazioni. Un dubbio, appannato, quasi bello nel suo sfiatato formarsi, gli si accende nella testa. Allora comincia un’interrogazione, proprio ora, proprio qui, un’interrogazione al mio corpo.
Non a me.
Io in questo momento per lui non sono nemmeno presente. Presente c’è il mio corpo, cui chiede lumi. Che gli chiede? Facile. Non sa se al mio corpo va di scopare oppure no, dopotutto. E’ incerto, Snow White. C’è quel cubetto di Cristallo che lo insospettisce – vai a sapere se è una risata in fondo ai miei occhi, o un famoso genere di inconsapevolezza di cui è goloso. Allora chiede. Non con le parole, è ovvio. Sente che il mio seno è diventato più teso e più appuntito, sente che la mia pelle scotta e che anche il mio fiato scotta, tra le labbra che all’inizio erano fredde come due lobi d’orecchio. Fa il check di tutte le mie parti più volte, come un meccanico, sente il battito, conta i succhiotti, annusa qualche gocciolina delle mie mescolarsi al sudore delle cosce, sa che gli indumenti che indossiamo stanno fondendo a temperature che il Sole non raggiungerà più, sente che la biancheria scivola via liscia come uno slittino che declina qua e là al minimo movimento. Snow White ha parlato con il mio corpo, lo ha trovato imbibito delle acque lustrali in cui intende immergersi tutto intero, e adesso, solo adesso, mi guarda con gli occhi di uno che di me sa tanto più di quel che so io.
E’ a questo punto, ovviamente, che mi va di dirgli - ma così, per finta - che sono minorenne.
Per attutire il colpo devo chiamare in soccorso uno dei peluche in cima al letto, l’orsacchiotto marrone che ha due grandi occhi inebetiti, e che è il mio preferito: lo tiro per una zampetta finchè non è sceso in mezzo a noi, tra le nostre teste, come un nostro bambino che si sia addormentato tra i cuscini nell'Universo Perfetto del Catalogo. E, sapete? Snow White affonda la faccia nella pancina carina del peluche, e credo davvero che stia per piangere.
(Sette Moderniste è un romanzo. Fatti e personaggi sono immaginari)
