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ModeRN

SECONDO EPISODIO: IL BUIO

 

1.

“Non è così importante,” dice Klaz. Ichi gli accarezza la nuca e non si accorgono nemmeno di me. Io. Non so dove andare.

2.

Pointer Perry, il grande investigatore. Porrence Rourke, il grande poliziotto. Pourrére Lenormand, la grande criminologa. Poh... Post.

3.

Pointer Perry, il grande investigatore. Sì. A Poztdam. Aaaaaa... A Dublino. Pioveva, a Dublino, quel mattino. Poh... Pioveva, a Dublino, in quel tardo pomeriggio. Poh... Era un pomeriggio piovoso, quel pomerig... A Dublino, di pomeriggio, pioveva, e Pointer Perry aveva deciso di non uscire. In quel pomeriggio di pioggia, Dublino non era per Pointer Perry. Pointer Perry chiuse le tendine... Pointer Perry chiuse l’ombrello... Pah... Pointer Perry... “Lei è Pointer Perry?” domandò la donna, chiudendo l’ombrello in quel piovoso pomeriggio dublinese. Grigio. Ma non, mai, vero.

4.

Post non telefona.

5.

Stai zitta.

Voglio solo che tu faccia silenzio.

Silenzio.

Pointer Perry. Pointer Perry. Pointer Perry. Buongiorno, buongiorno a lei, che cosa legge di bello? oh, la nuova avventura di Pointer Perry, “Teiera di sangue” – o forse “Pinta gialla”, o “Un sorso di Jack”, o “Pudding a head indo a fruid cake”, o “Merry Perry Pops The Eyes in Londonderry”, o “Economic Laws In Europe Under Liberalism” - l’ultimo giallo di ModeRN, davvero, ed è buono? buonissimo,

 - “ModeRN, non fare così” -

e fa tanta paura, pensi, che ho dovuto chiudere mio marito fuori dalla camera da letto, per non accoltellarlo, oh, fa così paura quel libro? più di “Racconti di campagna e cioccolato”, sicuro, e più di “Il cioccolato del diavolo”, direi, e anche più di “Sexy ricette di Pointer Perry”, e naturalmente molto più di “Cioccolato, sexy ricette, maschi, campagna inglese e donne di quarant’anni”, non c’è dubbio. Pointer Perry è il miglior investigatore della storia.

6.

“Ehi, Mod, mi inciampi addosso.”

“Oh, scusa. Non te ne vai?”

“Io sto qui,” dice Dogma, seduta su una casella nera.

“Andiamocene. Con il Pynchy,” le dico.

“Non sappiamo farlo funzionare. Non sappiamo cos’è.”

“E’ una macchina del tempo.”

“Tu credi a tutto, Mod.”

Droga. Pointer Perry è droga. Oh, non lo dica a me, io non riesco ad alzare gli occhi fino all’ultima pagina, eppure Pointer Perry si credeva morto alla fine di “Cucchiaini di sangue”, macché, era soltanto in coma per una forma letargica dovuta a quella Sua Malattia, oh, gravissima, la Sua Malattia, omioddio, e non c’è cura sa, ma non l’avevano già sepolto? certo, e il libro inizia proprio con la fuga dal cimitero, sotto gli occhi del pastore Graham, che poi è il cognato del killer delle bibliotecarie in “Tagliarsi con la carta”, ed è il migliore amico di Pointer Perry, ma il pastore Graham non è quello stesso pastore Graham che aiuta  Pointer Perry a risolvere il caso di “Seduti e zitti”, spostando l’ordine delle panche nella chiesa? è proprio lui, ma l’idea è di Pointer Perry, per confondere il killer che uccide tutti coloro che siedono sulla panca dei Potters, i Potters?, i Potters, perché uno dei figli Potters è dotato di poteri paranormali, Stud, mi pare, o Chaz, o forse Jerry R.W. Potters, sì, il giovane Jerry R. W. Potters, che fin da piccolo ha una crosta a forma di luna piena, pensi, a forma di luna piena, oh, incredibile, sulla punta del naso, un predestinato, certo, una trovata che io trovo straordinaria, una trovata elettrizzante. Una trovata, una trovata, una poh... trovata, una poh, trovata, poh, poh. Ma cos’è questo rumore? Poh, poh. Qualcuno sta bussando alla porta. Davvero, intendo. Qualcuno sta disperatamente chiedendo di entrare. O è Dogma, che mi ha seguito su per le scale? O è un altro rumore della Casa? O è il Pynchy, che si è acceso? Spostare l’interruttore A. Non succede niente. Si può scuotere, questo affare? Si può... Oh. Si è acceso. Va a metano? Si è ACCESO! POST! SI E’ ACCESO! Si è...

7.

La luce azzurra muore in lontananza e mi trovo davanti al mare aperto. Aperto no, non aperto, non con questo cielo, così spugnoso di nuvole. E’ rimasto solo un passaggio schiacciato, cavernoso, baritonale, una gola umida, una faringe gorgogliante attraverso la quale guardare. E’ scomparsa la mia stanza, la Casa di Snow White, la montagna coperta di neve, ed è apparso questo. Tutto è grigio, la terra secca della riva, il mare con le creste di schiuma sabbiosa, il cielo con le spugne di nuvole, pronte non a piovere, ma a cadere. Mi volto. La terra secca si inerpica su per una scogliera altissima, è grigia, è senza vita. E' reale.

“Post!”

Grido, ma è come se la mia voce crollasse da una bocca in cima alla scogliera, come se fosse un sasso, un suono, un uomo-suono-sasso che la caduta ha disarticolato. Mi accorgo di non riuscire a sentire nemmeno l’altro rumore, il rumore del mare. Sono sicuro che c’è, il rumore, perché vedo ondate di liquido grigio infrangersi sulla riva e ritrarsi, vedo le creste innalzarsi e gonfiarsi e sbriciolarsi al culmine, e tutte queste cose fanno rumore. Un rumore che ricordo, di spiaggia che si rimescola e acqua fresca che precipita. Ma questa, probabilmente, non è acqua. Annuso, il mare sembra petrolio. Ma non è petrolio, è viscoso come petrolio, ma non è petrolio. Odora di mare. Di un mare stantìo. Odora di qualcosa di morto e perfettamente conservato. Freddo, sotto sale. Mi guardo intorno e non c’è nessuno. Non ci sono animali, non ci sono persone. Vedo case, lontano, ma quello che vedo di quelle case mi fa capire, immediatamente, che sono vuote. Archi di facciate rovinate in avanti, contro le travi, come vele di muri strappati. Voragini nere, immense, nei tetti che il fuoco ha smesso di consumare. Piloni in bilico, paralizzati dall’altezza. Tutt’intorno frantumi, mucchi di palizzate, palizzate accatastate, in parte bruciate e nere, in parte schiacciate e bianche, o quasi completamente bianche, o sbiancate, o sbiadite, o qualcosa, una parola, una parola che non trovo più... La cerco, camminando su uno strato di terra che si disintegra sotto i miei piedi con una consistenza di conchiglia – non ho il bastone, penso, non ho il bastone per giocare con queste conchiglie, io. Alzo gli occhi e guardo ancora le palizzate, o quelle che sembrano palizzate; e allora, come un gabbiano, sbattendomi le ali in faccia, mi arriva addosso la parola che cercavo.

Calcinate...

“Post!”

Grido. Ma non avrei dovuto gridare. Qualcosa mi morde la mano che stringe ancora il Pynchy, e lo fa cadere. Guardo il Pynchy caduto nella terra, guardo la caduta che gli rimbocca tutt’intorno un po’ di polvere – oggetto sorridente, è caduto vicino a due sassi che gli fanno da occhi, e lui sorride - prima di stringermi la mano al petto. Non c’è sangue. Non c’è un morso. Ma vicino a me, come pulci di sabbia, come granchi sulla battigia, come cormorani coperti di petrolio, decine di esseri aspettano di incrociare il mio sguardo per spaventarsi, o ghignare, o ruggire, e sparire. Esseri. Gli occhi sono i loro.

“Ma che cosa...?” la mia voce scende ancora dalla scogliera. Mi infilo le dita nelle orecchie, come per togliere la bambagia, ma non c’è nessuna bambagia. Adesso mi preoccupa molto di più, il fatto di non sentire i rumori. Adesso che la spiaggia è popolata. Mi guardo intorno, ma non riesco a vedere più nemmeno uno degli esseri che mi hanno morso, o toccato. Avverto la loro presenza, ma non li vedo.

Mi chino a raccogliere il Pynchy.

“Dove sei finita, Post,” dico. Eccoli di nuovo. Escono dalle rocce. Escono dall’acqua. Escono dall’aria. Appaiono improvvisamente, già in corsa, in gruppi stretti, e poi spariscono. Esseri. Hanno forme quasi umane. Una testa e due braccia, di sicuro. E’ come se acquistassero e perdessero densità, in modo molto rapido. Somigliano alle Creature di Luce, ma sono visibili anche di giorno. Sono le Creature di Luce, ed E’ giorno. Non sembrano particolarmente interessate a me, ma piuttosto a qualcosa addosso a me. Quando due di loro appaiono e scompaiono, vedo i loro occhi puntati sulla mia pancia.

Guardo giù, verso la pancia, in preda a un terrore che non riesco a dominare. Me ne infischio se adesso mi saettano intorno a gruppi di due, di sei, di dieci, io devo guardare. Ho paura di quello che sto per vedere. Ho paura di vedere le mie interiora sparse sulla sabbia, già annerite di terra, ho paura di guardarmi mentre cerco di raccoglierle. Ho paura di non aver sentito il dolore per lo stesso motivo per cui non sento il rumore, un motivo che non conosco.

Invece guardo giù e il mio vestito è intatto, il golf è intatto, la camicia è intatta, la pelle è intatta, e la mia pancia respira, liscia, sotto i vestiti, con il piccolo neo marrone a un palmo dall’ombelico che oscilla come sempre insieme alla pancia forse un po’... poh, poh...  pronunciata. Rimetto a posto gli strati di vestiti, e per sicurezza incrocio le mani sopra e sotto l’ombelico. Sul terzo o quarto o quinto chakra, mi ha insegnato Ichi.

Ed è precisamente in quel momento che tutte le Creature spariscono da ogni livello di percezione, e la spiaggia intorno a me si fa ancora più tetra, e il mare più viscido, e il cielo più basso.

"ModeRN?" chiama una voce accanto a me.

"Sì," rispondo.

"Devi essere cauto, ModeRN. Qualcosa nella tua stupida pancia nutre questo strano mondo," dice la voce. Mi volto e ti vedo. Come sei cambiata, Post.

 

 

(Sette Moderniste è un romanzo. Fatti e personaggi sono immaginari)




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“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).