Fage,
danza in dieci scene di Settemod
Scena I
La scena si apre con la Ragazza che sospira all’Amore, strugge Fiori e si lascia trasportare dalle Miti Brezze Primaverili. Le Miti Brezze Primaverili possono essere interpretate da alcuni ballerini con abiti agitati da un ventilatore nascosto, o da una coreografia ventosa. L’Amore, i Fiori e le Brezze danzano con la Ragazza fino a renderla ansiosa e fragile.
Scena II
Un tale di nome Fage entra in scena accompagnato dalla Simulazione, dall’Insidia, e dalle Cento Parole Ingannatrici. Fage dev’essere incredibilmente brutto e incapace di danzare – il pubblico deve rumoreggiare. E’ consigliabile inoltre che, per l’intera durata della prima danza, Fage puzzi di sudore e d’acido. Tutto ciò che esprime Fage in questa prima scena è a) una fame ferina b) un desiderio struggente c) una fame ferina. Le pulsioni di Fage si distinguono solo in base ai diversi organi cui le parti della danza sono dedicate.
Scena III
Fage vede la Ragazza. Fage si consulta con Insidie e Parole Ingannatrici per architettare un piano di corteggiamento. Al termine dell’assolo, Simulazione, che con arti tersicoree si teneva in disparte, consegna a Fage il proprio Mantello Magico, spogliandosene. Fage, non sappiamo se per il Mantello Magico o per le scoperte grazie di Simulazione, diventa bellissimo non appena indossa il Mantello. Diventa inoltre un abile ballerino e un uomo pieno di fascino, nuovi attributi messi in luce dalle ampie sforbiciate del grande pas de deux con la nuda e bellissima Simulazione. L’agitarsi del mantello Magico diffonderà ovunque il delicato profumo di orchidea o d’altro di cui la stoffa fatale è impregnata.
Scena IV
Nel nuovo quadro, Fage, travestito del suo bel Mantello, finalmente incontra la Ragazza. Il bel portamento del nuovo arrivato induce i Fiori a spargersi tutt’intorno rimbecilliti, mentre Amore scoccherà dardi un po’ a casaccio, tersicoreamente, e le Miti Brezze saranno sedotte dal profumo del Mantello Magico. Fage si aggirerà giurando voti di amore eterno alla Ragazza, accompagnato dal seguito credulone di Fiori, Amore e Brezze, alle cui spalle le Parole Ingannatrici e le Insidie si scambiano di soppiatto strizzate d’occhi e cenni d’intesa. Simulazione, già presente in simulacro nel Mantello Magico, resta tersicoreamente appartata: il pubblico non mancherà di notarla, in quanto sarà tuttora nuda.
Scena V
Credendo di essere rimasta sola, la Ragazza inizia la danza in cui mostra il sentimento che sta nascendo in lei per l’imbellito impostore Fage. Sul più bello, compare in scena Simulazione, che avverte la Ragazza. Guardati da Fage, fingi di non amarlo, e intanto studia le sue intenzioni!, spiega Simulazione: ciò dovrebbe essere espresso, e non saprei proprio come, mediante la danza. Per pochi istanti, l’abitino di voile della Ragazza e le nudità di Simulazione si confondono. Ma alla fine, i due corpi si separano: la Ragazza non le crede: ci dev’essere un “tema Ragazza” che riprende a suonare: e che questa volta sia con stupidità e struggimento.
Scena VI
Amore e i Fiori e le Brezze ormai danzano in questa strana compagnia insieme alle Insidie e alle Parole Ingannatrici: come ubriache a una festa, non capiscono più niente, e nemmeno Fage, in verità, sa più con chi sta danzando. Tanto che, credendo di danzare con Simulazione, del tutto confidente, si toglie il Mantello Magico ritornando il mostro goffo e olezzante di prima. Grande sconvolgimento del partner di danza, che invece è Amore, che se ne va spaventato mentre Fage, ubriaco di danze e forse ormai toccato dall’Amore, accenna a inseguirlo. Vi è un momento di breve struggimento di Fage, quanto basta per far capire al pubblico - in quest’arte tersicorea espressa a grandi balzi verso le quinte da cui è ricondotto via di peso dalle Parole Ingannatrici – che Amore non lo lascia indifferente.
Scena VII
La Ragazza raggiunge finalmente Fage, i due danzano una danza di Amore. In realtà, i due danzano soltanto una parte della loro danza d’Amore, l’altra parte la danzano le Parole Ingannatrici con le Brezze, l’Amore con Simulazione – appartati e non molto confidenti l’uno dell’altra - e i Fiori con le Insidie. Se il corpo di ballo è ridotto, e se non vi è necessità stretta di questa scena – per esempio se ai compositori non viene una musica adatta -, il quadro può essere tagliato per passare direttamente alla
Scena VIII
In cui i due sono finalmente soli: intendo Fage e la Ragazza. Ed ecco che, mentre dovrebbe compiersi l’atto amoroso, Fage, senza neppure togliersi il Mantello, divora la partner. All’opportunità del carico grandguignolesco della messinscena si dedichi il regista con particolare cura. Quel che conta è che, quando in terra non rimane più che un ossicino di Ragazza, Fage si tolga il Mantello, e con la pancia piena, da lupo cattivo, giri e giri per la scena con l’ossicino come trofeo, cercando Simulazione con cui fare festa. Che stia cercando Simulazione lo capiamo, sempre con l’arte mimica della badilata di senso tersicoreo, per il fatto che Fage si china di continuo ad annusare il Mantello e danza con esso come con un manichino.
Scena IX
Ma le sue ricerche sono vane: Fage apre una porta, e trova nient’altro che Amore squartato e appeso come un animale in macelleria. Apre un’altra porta, ma i Fiori sono sottovetro come funghi secchi. Apre un’altra porta, ma le Miti Brezze sono niente altro che bombolette spray che Fage inutilmente spruzza intorno e annusa. Disperato, chiama e chiama Simulazione, ma quella arriva, danza contro di lui una danza di rifiuto, gli strappa il Mantello Magico che ormai non gli serve più, e se ne va. Se ne vanno con lei - che abbiano il muso lungo – anche l’Insidia e le Parole Ingannatrici: ormai lui non ha più bisogno di loro, e quindi lo lasciano. E lui resta solo. Lo osserviamo mentre piange spandendo il suo sgradevole odore e danzando un pas de deux con l’unico ossicino della Ragazza. Qui il pubblico può credere che rimpianga la Ragazza e il suo Amore, ma l’attore o ballerino in scena sappia che Fage si sta solo struggendo perché non ha più molto da mangiare per quel giorno.
Scena X
Fage è ancora disperato per tutto ciò che ha perduto, e probabilmente ormai digerito, quando in scena entra una Qualsiasi Nuova Ragazza. Essa danza con le Stelle dei Desideri, le Conchiglie della Passione e il Rumore Felice del Mare. Fage dal suo angolo mefitico la osserva danzare per un po’, poi, con gesto straziato, si volta e – toh, quale sorpresa felice - trova di nuovo accanto a sé Insidie e Parole Ingannatrici e Simulazione, soprattutto Simulazione, la sua amata, adorata Simulazione. I due danzano daccapo la loro vana danza di accoppiamento, questa volta con intrecci di “tema Ragazza” e “tema Amore”: ogni volta che Fage si avvicina, Simulazione si allontana, ogni volta che Fage si allontana, Simulazione si avvicina, finché anche all’ultimo loggionista addormentato non appaia chiaro che il loro Amore è impossibile, e che l’unico modo che Fage ha per possedere la sua amata è riprendere il Mantello Magico, e possedere soltanto il suo odore, la sua aura, il suo fantasma. Più triste e più scolvolto che mai, Fage indossa di nuovo il Mantello, se ne inebria di nuovo, e con lunghe e tristi occhiaie vuote ricomincia il corteggiamento della Qualsiasi Nuova Ragazza. Il balletto si chiude con la QNR che danza alle Stelle dei Desideri, alle Conchiglie della Passione e al Rumore Felice, e quanto inutilmente.
(pubblicato il 28 dicembre, 2006)
