A LITERARY REALITY SHOW: Prove di presente semplice
Caterina (santa) - Le inferriate
Ora tutti avevano paura di avvicinare Caterina. Chi ne aveva meno era, stranamente, la madre, che s’era incaricata di un’iniziativa di cui nessuno osava contestare l’utilità: all’ora dei pasti preparava un vassoio con un piatto di carne, varie qualità di verdura, un panino croccante “senza la farina sopra” secondo i gusti della figlia, e qualcosa per dolce, e portava il cibo nella sua camera come in una camera d’albergo. Il gesto materno era l’unico che toccasse Caterina nel suo isolamento, con una precisione che la ragazza stessa non riusciva a valutare; più dello sguardo stralunato delle amiche che passavano a trovarla, più delle chiacchiere della sorella Flavia che amministrava la sapienza in quella casa con lo stesso tono con cui si amministra il thè delle bambole. Nessuno, nemmeno Caterina, capiva se la madre avesse davvero la premurosa intenzione di alleviare la sua sofferenza, o se intendesse scalfire con quella posa comicamente sollecita la pietra dura della tragedia in cui tutto sembrava scolpito in quei giorni. Nessuno, nemmeno Caterina, riusciva a distinguere in quel gesto il gioco dalla sollecitudine, quando la madre entrava dicendo “ecco qui la cena per la nostra principessina”. Forse proprio per quest’incertezza, i pasti venivano rimandati indietro pressoché intatti, sotto lo sguardo severo del consesso di bambole di Flavia, fatta eccezione per qualche ritaglio di carne inciso in un angolo della bistecca, o per qualche patatina fritta sbocconcellata qua e là. Anche i fiori con cui la madre di tanto in tanto guarniva il vassoio, “inutilmente” – spiegavano le bambole –, tornavano indietro immobili e spelacchiati sullo stesso angolo di tovagliolo su cui erano stati avviati all’esame della principessa. Soltanto una volta accadde qualcosa che colpì e stupì l’intera famiglia. Per molti giorni di seguito la madre aveva dimenticato di decorare il vassoio con il fiore: i surrogati gentili, un pezzetto di dolce, un pupazzo di cioccolato, una tortina di pastafrolla con un cuore di marmellata, erano tornati in cucina senza esser stati toccati. Finalmente, qualcuno comprò le fresie nuove per il vaso in soggiorno, e uno dei fiori bianchi, appena staccato dal gambo, finì anche sul vassoio di Caterina. E Caterina, quel giorno, lo conservò, sebbene non fosse chiaro se l’avesse nascosto, o “mangiato” dicevano le bambole, o gettato dalla finestra tra le inferriate.
(di Ida Bozzi)
(pubblicato il 9 marzo 2008)
