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IL VILLAGGIO GLOBALE di Sette Moderniste

romanzo "serial" di Autori vari

Episodio uno: Ore 10, il magico istante in cui capisci che sarà una giornata di merda

 

Maria C., detta Machi, di Barbara D'Incecco  

Portare avanti una locanda non è impresa facile. Per avere successo in questo business bisogna essere dei perfezionisti. Ecco perchè ogni santo giorno controllo accuratamente corridoi e stanze alla ricerca di polvere sugli armadi, nei cassetti, sulle cornici dei quadri, macchie su muri e pavimenti, lampadine fulminate, capelli nel bagno, nella doccia, tra le lenzuola. I peli poi mi fanno impazzire! Per gestire una locanda di successo devi avere clienti soddisfatti, clienti che non vedono l’ora di tornare. Molti albergatori pensano che sia sufficiente un piccolo sconto per far felice un cliente, ma non tutti sono in cerca del prezzo più basso. Tutti invece, vogliono che le loro vite siano migliori, vogliono sentirsi importanti, accuditi, riveriti. Alla gente non importa niente né di voi, né di me, l’unico oggetto del loro interesse è la loro stessa persona. 24 ore su 24. E guai a scordare un nome o a pronunciarlo sbagliato! Ciuffetta invece di Ciuffini, e quell’uomo non lo rivedrete più. Ci vuole metodo, però: ogni volta che arriva un nuovo cliente, annoto tutto, famiglia, lavoro, idee politiche e ogni volta che lo rivedo gli chiedo notizie dei bambini. E a loro questo fa molto piacere. 

Portare avanti una locanda con tutti i crismi, è difficile per un uomo e lo è ancor di più per una donna in un paese di montanari. Ma alla radio, il servizio meteo annuncia bel tempo su tutto il Paese, anche oggi sarà una giornata di sole e io sto bene così. Non altrettanto la macchinetta del caffé che borbotta e soffia prima del sibilo finale. Rumina pacioso la sua liquirizia Luigi Pertoll, mentre col coltello gratta via dal tavolo la cera delle candele, tra-tra-tra. Sorride Luigi. A occhi chiusi come un coccodrillo. Si diverte a vedermi trottare dietro al nuovo arrivato: sali su, torna giù, vagli a prendere un’altra rete dalla cantina... e sono appena le 10.00! Strano tipo questo Fausto, solo due valige e un sacco di pretese. Questa stanza non ha il bagno. Non potrebbe darmene una col bagno? Sarebbe meglio se fosse esposta a est. Non ne ha una col balcone?

Dice che viene da Lissone, un piccolo paese vicino Monza - fanno mobili soprattutto, ho chiesto alla signora Gina - ma sulla carta d’identità è residente a Novara. Ed é arrivato all’alba. Solo che, che io sappia, non ci sono treni che arrivano a quell’ora. Non so... non mi convince, a pelle non mi fido. Saranno gli occhi. Bellissimi, ma vitrei e sempre distanti. E una strana sensazione - non capisco - ma quando mi cammina dietro, mi viene voglia di accelerare il passo. Ve la dico tutta? Per me era LUI a bussare ieri notte. E sebbene io non ne abbia le prove, ne sono sicura. Cosa ve ne frega di sapere come? Ci sono cose che non hanno bisogno di spiegazioni. La domanda è un’altra: cosa avrà fatto tutto quel tempo di notte, al freddo, da solo, in un posto che non conosce?

Ecco che scende le scale, spero non abbia altre lagnanze.

“Signorina Machi, mi scusi, ma quel cane... non sarà mica un tormento quotidiano?”

 

 

(pubblicato il 21 luglio 2006)

(per tornare a Ines)




castATsettemodernistePUNTOcom

 

“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).