SETTE MODERNISTE
Sesto episodio – Webeide
ModeRN
FOGLIO NEL QUADERNO
“Buon segno,” sussurra Hard, e chiude la porta.
FOGLIO APPALLOTTOLATO SULLA SCRIVANIA
“La tua è solo infatuazione.”
“Solo: è una misura di tempo?”
RIGA CANCELLATA
Morire, i tuoi capelli, le tue dita, sorridere: tutti questi sono giochi che stai facendo con me.
FOGLIO SULLA SCRIVANIA
(disegno di occhi)
FRAMMENTO STRAPPATO
Come faranno a far risorgere tutti questi miliardi di persone?
FOGLIO NEL CESTINO
Hard inclina la testa di lato, cercando di non farsi notare mentre massaggia il punto in cui ModeRN lo ha colpito. Sul naso e sotto l’occhio destro è comparsa una riga blu. Deve fargli male, ma cerca di non lamentarsi.
Aspettiamo che ModeRN crolli. Non crolla. Ascolta le nostre frasi di circostanza, restando un po’ in disparte. Chiude gli occhi. Li riapre e li richiude. E li riapre. Anche lui ha una macchia violacea sul lato destro della fronte, e il sopracciglio incrostato di sangue. Il sangue però non è suo.
“Come ti senti?” gli chiediamo.
“Io non sento niente.”
Scambiamo tra noi qualche occhiata. Non sappiamo fingere che la situazione non sia senza speranza. Lui si sposta vicino alla scrivania, apre un cassetto. Hard trova il coraggio di avvicinarsi.
“Devi farti medicare.”
“Non serve,” risponde ModeRN. Fruga nel cassetto, sentiamo il rumore degli oggetti che si spostano e rotolano. Forbici, tagliacarte.
“Che cosa fai?”
“La sola cosa che posso fare.”
Hard non sa se intervenire o stare lontano. “Ascolta... mettiamoci qui, da qualche parte. Parliamo un po’. Fa bene, parlare.”
“Io non so parlare.”
“Ma noi sì. Vogliamo starti vicino.”
“Vicino? Non so nemmeno dove mi trovo.” ModeRN alza una mano, mostra il vuoto intorno muovendo il palmo. Poi torna a calarsi nel cassetto. “Lasciami stare. Su. Comincio a essere stanco.”
“Lo so, ma...” annuisce Hard, “quando si è stanchi si fanno cose sbagliate.” Sta cercando di spiare le mosse delle mani di ModeRN nel cassetto.
“Sì.” ModeRN lo guarda brevemente. “Mi dispiace per il pugno.”
Era una testata, non un pugno. “Non importa. Ascolta...” improvvisa Hard. Nel cassetto c’è una macchinetta sparapunti, c’è un taglierino, c’è una lunga cesoia per le fotocopie, “la polizia sta interrogando quella tale, la sosia. Sapremo prestissimo qualcosa di più.”
“E’ vero,” risponde ModeRN, e si china per infilare il braccio fino in fondo al cassetto.
“Non è detto che il sangue...”
“Basta,” lo interrompe ModeRN, raddrizzandosi. Dal cassetto ha estratto una penna stilografica.
Respiriamo, qualcuno sogghigna. Hard lo guarda, incredulo. “Ti metti a scrivere?”
“Sì,” e siede alla scrivania.
Hard ci fa segno di mostrare approvazione. Mostriamo approvazione, annuendo il più vistosamente possibile. ModeRN si sistema meglio sulla sedia e apre un quaderno. Scuote la penna, facendo schizzare una grossa goccia d’inchiostro sul bordo del tavolo. Mentre usciamo dalla stanza in silenzio, la macchia si allarga a poco a poco, e comincia a gocciolare sul tappeto.
FOGLIO STRAPPATO
Una coscienza che giudica il mondo e poi muore. C’è qualcosa in questo... Il mondo vuole essere salvato e la morte vuole essere guarita, ma la strada dev’essere terribile se l’albero del bene e del male
FOGLIO STRAPPATO
Gli occhi degli animali hanno sempre un’espressione triste, di rimprovero.
(pubblicato il 29 maggio 2008; non è vietato commentare, solo bizzarro)
(di Ida Bozzi)
