logo
<nonamavaviaggiare>

- dal 2005, se è esistito -

da Mitologia

 

L'uomo che non amava viaggiare

 

Columbus è ancora molto nervoso, ora che è atterrato all’aereoporto della Città Straniera: non solleva lo sguardo dai propri bagagli mentre esce dalla porta a vetri degli arrivi internazionali.  L’amico che è venuto a prenderlo ne è quasi risentito. Il breve trasbordo in automobile si fa impercettibilmente giro turistico, sfilata patriottica. Columbus continua a fissare il manico del bagaglio a mano perfino quando la macchina passa davanti alla cattedrale di Ognissanti.

“E’ una città pulita,” dice Columbus. Ha sollevato lo sguardo sul cruscotto dell’auto, ordinato e lucidato.

L’amico alza le spalle. “La casa è sul Tetto del mondo, come noi chiamiamo la costa. Si vede l’Oceano tra due catene di monti, è quasi la cosa più bella che esista…” sorride l’amico, sornione, ma anche un po’ sognante, “dopo quell’altra cosa.”

Columbus lo guarda. Sa esattamente come l’amico si libererà di lui. Tutti i veri amici non vedono l’ora di liberarsi dei loro affetti. Vogliono che arrivi una donna, e che il peso della responsabilità fraterna sia tolto loro dalle spalle. Ma lui non crede ai viaggi, alle dependance della vita. Torna a fissare i manici della valigia mentre la macchina sale lungo la scogliera.

-

In piedi nella palestra di casa, Maria telefona al suo agente. Intanto si inclina leggermente all’indietro, afferrando la caviglia della gamba piegata. Nello specchio, osserva le ossa del bacino che si fanno più prominenti, e sorride. Appena l’agente è in linea, lascia la presa. Il suo corpo ritorna sinuoso, morbido.

“Maria, ho la tua audizione per lunedì prossimo,” dice l’agente. “Sono tutti pazzi di te, sarà più che altro una lettura testo, con il cast.”

Maria si muove nel salotto, provando una camminata in punta di piedi. Il dorso dei suoi piedi è una delle parti del suo corpo che preferisce. “Perché dobbiamo aspettare fino a lunedì? Sono due settimane che mi sto preparando.”

“Non è colpa tua, bambina cara,” spiega l’agente, “e nemmeno mia. Columbus è in viaggio, e dipende tutto da lui. Il regista, capisci.”

“Io già lo odio, questo Columbus,” protesta Maria. Forse non lo odia affatto, ma i suoi occhi si riempiono di lacrime cristalline. E’ incredibile come in lei la parola sia misteriosamente connessa all’emozione. Pronuncia la parola “odio”, e la sua pelle si inumidisce, le sue guance si arrossano, le sue labbra diventano più rotonde e trasparenti. Quando pronuncia la parola “amore” davanti alla macchina da presa, i tecnici scollano gli occhi dai monitor e guardano verso il set, a bocca aperta, e il direttore della fotografia lancia un’occhiata ai riflettori, per controllare se è il duemila o il cinquemila a brillare fuori registro.

“Invece credo che sarà perfetto. Lui va cercando da anni una cosa come te. Così dicono.”

“Una cosa?” le lacrime spariscono subito dagli occhi di Maria. L’espressione nuova che le si allarga sul viso è di curiosità e di degnazione.

“Una luce,” precisa l’agente, “volevo dire una luce.”

-

La musica non è alta, ma due ospiti della festa sembrano non sopportarla, oltre a Columbus. Dalla terrazza, la città sembra l’Oceano, e l’Oceano sembra il deserto. Più luminose si fanno le stelle e più nera diventa l’aria. Come un vetro nero frantumato, dai bordi luminosi. Gli ospiti che raggiungono Columbus sulla terrazza non hanno difetti.

“Esterno notte,” dice la bruna, delle due la più alta, la più bella. Ma c’è qualcosa nel suo viso che spinge Columbus a non guardarla. Forse un eccesso di fard, forse gli zigomi sfuggenti.

Lui sorride appena. Si è un po’ calmato, dopo i primi giorni, e smette di evitare la compagnia dei suoi simili. Ma nemmeno la cerca, questo è certo. “Sì,” risponde, o annuisce.

Respinti dal viso della ragazza alta, i suoi occhi scivolano addosso all’altra. La pelle del collo muove il filo di una collana che scende nella scollatura del vestito. Il filo si arriccia con il respiro e rotola di un paio di millimetri sulla pelle. Columbus dimentica improvvisamente che quella terra, quella donna, sono lontane dal suo destino. Dimentica che in aereo, quasi addormentato, ha pensato a lungo al motivo per cui non ama viaggiare. Il viaggio è come una sirena, che ti chiama e ti allontana dalla tua vera vita. E’ come una tasca provvisoria in cui puoi trovare delle conchiglie, e scambiarle per monete in una terra di passaggio. Ha sentito di gente che si è trasferita nei luoghi di villeggiatura, buttandosi tutto alle spalle. Sono storie che ha ascoltato come fiabe paurose, terrorizzanti.

“Tu sei Columbus, vero?”

Gli chede la ragazza della collana. Lui la vede attraverso una lente di ingrandimento . Il suo sguardo è a diretto contatto con la grana sottile della pelle, come se lui si trovasse molto, molto  più vicino. Lei, come sfiorata, tace. La ragazza alta sente il silenzio dei due allungarsi nella sua direzione, e respingerla. Senza che se ne accorgano si allontana, come il rumore della festa che scompare da qualche parte in un’altra dimensione.

-

E’ lunedì. Maria questa mattina sente che nulla funziona come dovrebbe. C’è una luce gialla, mai vista prima, nella casa, e gli oggetti hanno un aspetto sgradevole.

“Maria?” La voe dell’agente è concitata, dissonante. “Allora è fatta, stamattina firmiamo con la produzione. Poi vediamo qualcuno del cast, una cena informale. Columbus tarderà un paio di settimane e c’è comunue molto da fare.”

Maria osserva la lama di luce estranea che entra dalla finestra. All’improvviso non le importa pià di fare questo film. Cerca dentro di sé, senza insistere troppo,  e si accorge del sollievo che prova pensando a un’altra produzione, ancora in corso. Ha una giornata di riprese, mercoledì, e questo la fa sorridere, non sa perché.

“E’ proprio necessari o che io venga?” dice. Non è una domanda.

“Certo che no. Ti mando qualcuno io. Per la cena…”

“Ho altri programmi,” risponde, senza esitazioni. Quando riaggancia, ha come la sensazione di doversi consolare di qualcosa.   




castATsettemodernistePUNTOcom

 

“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).