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IL VILLAGGIO GLOBALE di Sette Moderniste

romanzo "serial" di autori vari

 

Episodio Uno: Ore 10, il magico istante in cui capisci che sarà una giornata di merda

 

Leone Dresigh, di Filippo Piras

 

Il freddo quella mattina era tagliente e secco, nonostante fosse solo la fine di settembre. Forse non era il clima, forse ero io, era il groppo alla gola di certi momenti, era l'insicurezza e la rabbia erano tante cose o forse il timore che…

Il borsone stava a terra, in mezzo alle mie gambe; sulle spalle uno zaino da escursione straripante. Ricordo che continuavo a fissare il tabellone della fermata e mi chiedevo se, davvero, quell'autobus mi avrebbe portato lontano da casa e se sarebbe arrivato in orario. Volevo prendere la prima corsa e per questo mi ero alzato alle cinque. Temevo che qualcuno avrebbe potuto ve…

-  Leone, sei uno stronzo!

S'avvicinò lei, spuntando da un vicolo, con l'aria di chi, entro tre secondi, il tempo di raggiungermi, mi avrebbe riempito di sberle. Avrei potuto scappare, ma lo zaino era troppo pesante, oppure mi sarei potuto mettere a gridare aiuto e invece, l'unica cosa che riusciì a fare fu sorridere, un sorriso ebete di chi non sa assolutamente come reagire: il sorriso che una volta, il cucciolo di leone, sfoggiava spesso… una volta.

- Togli quel sorriso dalla tua faccia di culo! – urlò lei ormai ad una spanna dalla mia faccia – e quindi parti! Parti senza dire niente, e quanto stai via? Cinque, sei anni? E non dire le solite cazzate che ci vedremo in estate o a Natale perché sai benissimo che in quel periodo io sono giù dai nonni. E poi, poi…

Non ho mai capito se s'interruppe per trattenere le lacrime o solo per riprendere fiato, rimane il fatto che, quel silenzio, sembrò lungo quanto tutte le estati passate insieme, lungo come le camminate in paese fino alla scuola ogni mattina, lungo come le omelie in chiesa la domenica e noi a finger d'ascoltare quel vecchio parroco di cui non ricordo neanche il nome. Poi d'un tratto la voce di lei si fece calma e gentile:

- E vai a studiare per realizzare il tuo sogno o quello di qualcun altro?

Dovetti pensare a lungo prima di rispondere ma l'unica cosa che seppi fare fu puntare il dito sul versante boscoso della montagna, nel punto esatto dove stavano e stanno tuttora le arnie con le api. Lei non disse nulla ma mi guardò con tanta compassione che stavolta fui io a dover strozzare il pianto. Mi inginocchiai, con le dita finii di sciogliere i lacci molli di una sua scarpa per poi riallacciarglieli meglio. Sentii la sua mano posarsi, delicata e gentile, sopra la mia testa. Mi sollevai, presi il suo viso fra le mani e la baciai in fronte:

- Non preoccuparti per me. Vedrai che tornerò spesso.

Machi mi sorrise e io tornai solo una volta in cinque anni: il giorno del funerale di sua madre.

 

Kyla abbaia rumorosamente. Mi scuoto dal torpore dei ricordi. La fisso straniato. Sta grattando la porta e tiene il guinzaglio fra i denti. Di sicuro deve uscire a far pipì. Mi avvicino a lei, le arruffo il pelo sotto la pancia e le faccio segno di aspettare un attimo. Infilo la giacca, spengo le luci del negozio e apro la porta. In un battito di ciglia balza fuori e va subito in un cantuccio della strada a far ciò che deve. Chiudo a chiave l'uscio e attendo che Kyla torni da me scodinzolante. Ogni volta che penso alla mia partenza mi sento male: odio un po' di più me stesso e tollero più volentieri Machi, ma è un effetto temporaneo. In giorni come questi c'è solo una cosa che può ristabilire il mio umore: una medicina magica che si può prendere anche senza entrare in farmacia, basta solo passarci accanto e con un gesto della mano salutare, attraverso la vetrina, la bella infermierina.

Inizio a camminare con Kyla che mi zompetta a fianco, attraverso la piazza e mi infilo dentro la prima via a destra: arrivando dal retro ho un tratto di vetrina maggiore e il mio saluto potrà essere meno fugace e, chissà, se la farmacia è vuota mi ci posso pure infilare, con la scusa di comprare dei cerotti, e attaccar bottone. Lo dico sempre ma alla fine… Ecco la vetrina, ormai ci sono… ma chi... che cazzo fa l'Ivano! No, non ci credo, sta facendo il cascamorto con lei?! Non può essere, mi sto sbagliano, è solo che Ivano è gentile e solare con tutti, ecco che c'è. Resta il fatto che le sta coprendo la visuale. Che faccio ora? Non posso certo piantarmi qui di fronte ad aspettare che lui se ne vada per salutarla. E se rimanessi fermo fingendo che Kyla sta espletando i suoi bisogni? No, che assurdità; se poi mi vedesse penserebbe che sono un maleducato a lasciar che il mio cane caghi davanti alla vetrina... Ma vaffanculo, Ivano, se avevi mal di gola te la davo io la propoli…

Mi allontano di fretta, strattonando Kyla. La mano a frugare in tasca, trovo il pacchetto, lo sfilo e lo porto alla bocca, faccio per prendere una sigaretta fra le labbra e, incredibile, mi cade infilzandosi sulla neve. Era l'ultima. Resto immobile a sentir le tempie pulsare. Mentre sono lì a trattenere la sfilza di moccoli che preme sui miei denti stretti scorgo un ragazzetto che piange a testa bassa, sul lato opposto della strada. Penso che ho già i miei problemi e faccio per girare i tacchi e defilarmi, in fondo non sono cazzi miei, ma Kyla comincia a tirare in quella direzione poi, bloccandosi, inizia a fissarmi coi suoi occhi ammonitori pastellati di cera nera. La mia coscienza è un cane, dura constatazione. Mi lascio convincere e attraverso la strada. Se avessi la sua età lo aggredirei per come si veste ma ormai credo sia prassi per le nuove generazioni. Faccio un fischio a due metri da lui. Alza la testa e mi fissa singhiozzando. Con tono calmo chiedo:

- Problemi?

Kyla gli si avvicina per farsi accarezzare.

 

 

 

 

(pubblicato il 17 novembre, 2006)

(per tornare a Luchino)



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“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).