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Personal Catilina.

6 aprile, 2007. Niente da fare: attacco stalker contro di noi. Qui non possiamo più ragionare. Qualche provvedimento si prenderà. In sede confidenziale, ma si prenderà: materiale ne abbiamo. Lo stalker ci rinfaccia che non ci occupiamo del successo, che siamo nati per la frustrazione dell'insuccesso. Mentre lui, lo sapete, è al successo che mira, è con il successo che valuta la sua stessa madre, probabilmente. Allora, stalker, il sito è fermo perché io non sono uno dei tuoi amicucci sparastorie, non scrivo di sicuro per sollazzare te o chicchessia. Esistono funzioni diverse della scrittura, diverse dal mercato, che tu lo sappia o no. Non sono un bestseller, e non me ne frega niente se la tua attenzione è annoiata da questo silenzio: cambia sito, o leggiti "Memorie di un artista della delusione" di Lethem, che è tra l'altro uno degli autori apprezzati da Ellis, e così ne hai imparata un'altra da me. Qui siamo in pausa, il mondo si collega con noi ma noi oggi e forse anche domani siamo scollegati dal mondo: non disturbarci, pensa ai libri dei tuoi amichetti, e lascia stare la gente che studia. Avevate mai notato che Great expectations è la risposta di Dickens a Frankenstein? Ecco, divertitevi anche con questo. Io sto studiando, e davvero non posso preoccuparmi del successo. Il successo! Ma per favore.

5 aprile, 2007. Ma non vi avevo annunciato la seconda parte dell'episodio di Post? E non dovevo raccontare com'è andata l'affollata lezione, e l'affollata presentazione, prima, e quanto ho parlato (sembrava che finalmente avessi dato fondo alle parole)? Riflettendo, ora devo cercare un caffè decente da qualche parte, restituire le videocassette e...

Ma c'è ancora il disturbo. Questa frase, "gli editori tentarono di intervenire, propinando agli scioperanti maionesi, quattro salti e merendine in libreria" è l'autocitazione del mio romanzo del '96, "Gloria" (i quattro salti li ho aggiunti ora). Inedito, girò ugualmente parecchio. Esistono perfino schede di lettura sparse qua e là negli archivi di alcuni editori. Quindi la priorità sulle merendine ce l'ho io: tre capitoli sulle merendine. Era un romanzo carino, fu bloccato proprio perché parlava di un editore. Perciò, stalker, nato ieri dei miei cotiledoni, rompimi ancora le palle su questo argomento e ci battiamo a duello a colpi di testi inediti. Vinco io: una delle stanze della mia casa, ne è piena (la mia esecutrice testamentaria dov'è? non mi doveva aiutare a riordinare l'opera omnia?).

(cari, gettiamo un po' di foraggio allo stalker bisognoso. Vogliamo dirgli che gli elementi banali di critica e di teoria del romanzo cui si riferisce ogni momento disturbando questo sito indipendente e pacifico - e nato molti anni fa, mentre lui stava con le cicale o chissà dove - sono il passato? Diciamoglielo (li abbiamo studiati tutti, all'università). Oh, e diciamogli anche che fa benissimo ad aggrapparsi al conosciuto, diamine: non ha altro, il conosciuto, l'arcinoto, e le amicizie potenti. Ma la verità per lui inconoscibile è che una forma o Voce sovrumana mi parla mentre scrivo (sovrumana, stalker; non appiattirti sui dati correnti della fisica e della metafisica post Habermas), e la mia abilità sta nel cogliere il Suo messaggio, estremamente sommesso e in codice. Ci sono forme sovrumane di diverso genere, intorno agli scrittori, e sono quelle che trovate più o meno nei poemi teogonici, e in alcuni capolavori perplessi come "La tempesta" e il "Sogno" di Shakie. Ecco, stalker, elabora concettualmente questo, e buon weekend: sono solo tremila anni che quelli che scrivono sono come me, tutti. Siamo divisi solo da una questione di diritti d'autore. Ed è vero che sto scherzando. Ma è vero anche che in fondo in fondo non sto scherzando affatto. Oh. L'ispirazione. Dirà lo stalker. C'è di continuo, l'ispirazione, e sento gli editor che la chiamano mestiere, e vedo altri scrittori che travolti dai microfoni le inventano altri nomi. Tutto questo viene dopo, ma loro, pubblicamente impegnati, non possono dirvi la verità.

E io, stalker, qui abbandono il tuo sistema di riferimento, e torno alla mia Voce. Per anni ho provato a seguitare a scrivere mantenendo ben ferme in mente le Regole Sancite. E intanto ho studiato, ho imparato, come una pazza ho tentato di trasformare in qualcosa di ragionevole questa Voce, di darle un nome intellettualmente accettabile. Questo è stato l'errore più grande, questo, sito compreso. Qualsiasi nome la umilia, la intimidisce, e oltre a ciò la disgusta e la zittisce. Io devo seguirLa, ora me ne rendo conto, senza più badare a te. Sa rosicchiare le incertezze cerebralissime della ragione, e sa sostenere gli insulti dello scetticismo. Ogni volta che tu la insulti con qualche nota da manualetto, o con qualche trivialità, non la cogli, non le vai nemmeno vicino. Insulti me, che forse sono qui apposta. Così, fai quel che credi: rappresenti il mondo, probabilmente, un sistema che ha necessità di potenza, più che volontà, poiché davanti a lei è infinitamente debole. Il tuo sistema di riferimento, alla fine, non arriva non dico a conoscerLa, ma nemmeno a sentirLa: non vale molto. Perciò io lascio da questo istante il terreno comune: tutta l'opera di Bachtin, di Todorov, o di chi diavolo vuoi, mi dispiace, non vale un minuto di questa Voce. Se sono io a sentirLa, e non tu, vuol dire che c'è una via, che qualcuno può percorrerla, e che non sei tu il prescelto.

O più probabilmente, tu parli, verboso e di successo in questo mondo verboso e di successo (che strano), e non ascolti. Non ti importa ascoltare. Sei talmente convinto che NON CI SIA NIENTE DA SENTIRE, che getti la tua anima in cambio di questo mondo, che ti adorerà, ti adorerà, un morto adorato, amato dalla sua Margherita e da tutti gli altri. Mmm, come l'ho già letta, questa. E' la storia di uno che s'è quasi fatto fregare, come te.

La mia, pure quella, è una via che non porterà a niente? Non lo so. Non lo so. Io, non lo so. Ma, almeno, io ti parlo da un punto di partenza.)




castATsettemodernistePUNTOcom

 

“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).