A LITERARY REALITY SHOW: Prove di presente semplice.
Giovanni – Lo sciatore
“Guarda, guarda!”
Era la quarta volta che in tv passavano la caduta dello sciatore. Anche tutte le prime pagine su Internet linkavano il video, ma lui aveva evitato di guardarlo. Suo padre annunciava i momenti salienti della caduta, come il cronista: “Fin qui va bene, fa certe manovre. Adesso esce dalla curva. Ecco! Adesso perde l’equilibrio...” A un certo punto lo obbligò a guardare, afferrandogli il polso e costringendolo a mettere giù la forchetta.
“Hai visto? Bestiale. Addirittura amputargli la gamba.”
Il ragazzo finse di guardare la scena senza battere ciglio. Quando il telegiornale passò a un’altra notizia, riprese la forchetta e ricominciò ad arrotolare gli spaghetti, anche se non aveva più fame.
“Sono sport pericolosi,” commentò sua madre, scuotendo la testa, poi sospirò e tornò ai suoi pensieri. “Spero che non mi abbiano fatto la multa,”disse a un certo punto. S'era rimessa a parlare dei vigili che l’avevano fermata nel pomeriggio. “Ti dicono che puoi andare e poi ti mandano la multa a casa.”
“Ma no, se non ti hanno fatto il verbale,” la confortava papà.
“In quanti giorni arriva una multa a casa, di solito?”
Li lasciò a discutere di contravvenzioni e di permessi per il centro, e tornò nella sua stanza. Gli scendevano grosse lacrime dalle guance. Grosse lacrime rotonde e brucianti, e non gli usciva quasi nessun singhiozzo. E la cosa più strana era che non sapeva perché piangeva. Non era mai stato appassionato di sci e non aveva mai sentito nominare lo sportivo dell’incidente. E la cosa ancora più strana era che non solo piangeva, ma sentiva un dolore irresistibile dappertutto, ed era la prima volta in vita sua che non si trattava di un dolore fisico.
Si avvicinò al plastico del quartiere futuristico che aveva cominciato a costruire dall’inizio dell’anno, con cubi di carta dipinti e incollati a uno a uno in scala, e con gli alberi fatti da due cartoncini intersecati tra loro e dipinti di verde. Era la “sua” riprogettazione della zona Fiera, dopo i grattacieli approvati dal sindaco. Cominciò schiacciando uno dei palazzi, e continuò strappando dal plastico tutti i modellini, e buttandoli nel cestino della carta straccia, fermandosi solo quando non ci fu più niente da strappare. Guardò il ripiano svuotato e vide le tracce segnate a matita mesi prima, in slalom tra le vie, i giardini, le aree edificabili, e gli altri spazi contrassegnati con sigle diverse, elencate in una legenda che aveva incollato al legno. Afferrò il compensato e lo piegò in due finché non si ruppe, e lo buttò per terra. Sul letto, spense la luce e tirò il cuscino sugli occhi, seguitando a piangere finché non si fu addormentato.
(di Ida Bozzi)
(pubblicato il 7 marzo 2008)
