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SETTE MODERNISTE

Episodio sette: la metamorfosi

 

Best

 

 

Sedimenti in strati, nel primo vento del mattino, brillano di scintille oro e verde nel settore 49° 12’ 52” – 102° 12’ 44” del pianeta. L’alba sorge nel cielo a strisce orizzontali, laccata di ozono.

Il rover Best 991 satura tutte le frequenze nella debole atmosfera del suolo extraterrestre con il ronzìo della sua attività mattutina. Con il braccio metallico esteso rovescia i campioni di terreno nelle vaschette dell’analizzatore del Voyager Explorer, il vettore che domina il centro della valle, inclinato sui cuscini air bag: sembra che il rover stia versando il caffè. 

“Zzz...zip,” Best 991 manda un primo impulso ai diversi Spider radiocomandati, che si muovono sul limite dell’area videoregistrata, pronti a spiccare il salto oltre il limite dell’altopiano per la giornata di ricerche. In realtà si muovono così lentamente che il Best-991 è programmato per gestire altre operazioni, mentre le microestensioni si portano in zona operativa. Anche oggi, le prestazioni del Voyager non sono a un livello ottimale: camminando sulla piattaforma, Best-991 invia alla base-terra un rapporto di malfunzionamento del vettore principale. Best 911 può mettersi in contatto con base terra anche quando il Voyager è guasto. 

“Il rover è programmato," spiega l’ingegner Sapphir Butra nella sala scuole del centro spaziale, in California, davanti a un centinaio di testoline pidocchiose, "in modo da controllare il vettore e avvertirci quando funziona male. Così noi possiamo intervenire.”

“Fa la spia,” dice una delle teste pidocchiose.

“Certo," sorride Butra, paziente. Ha un bambino di sette anni anche lui. Solo che suo figlio odia il rover Best 991, il centro spaziale e anche suo padre: Donna l’ha portato a Seattle, perché “Seattle somiglia a Marte meno della California”,   "certo che fa la spia. Ma è per il bene del nostro Explorer.”

“Ma l’Explorer a che cosa serve?”, “A me sta antipatico l’Explorer”, “L’Explorer non fa niente.”

“No, no, no," l ’ingegner Butra è reciso, su questo punto, "l’Explorer è il centro della nostra missione. Ehi, bambini, ascoltate tutti perché questo è mo-olto importante. Vi ricordate chi ha portato il Rover e tutti gli Spider sul suolo marziano?”

“Il Voyager Explorer!” esclamano tutti i pidocchiosi, tranne uno. Il piccolino ha capito “olio”, invece che “suolo” (non bisogna dimenticare che parlano inglese, e “oil” è molto simile a “soil”, e poi hanno sette anni), e sta cominciando una missione marziana per conto proprio (“perché c’è l’olio su Marte?” chiede all’insegnante).

“Questo è giusto. E chi fa le analisi del suolo con gli strumenti fissi che noi abbiamo chiamato Stand Lab?” continua Butra, alzando gli indici in aria come un direttore d’orchestra.

“Sempre il Voyager Explorer!” (tranne uno: “perché fa le analisi dell’olio di Marte? Per sentire il sapore? Ho fame”. L’insegnante osserva di scorcio il piccoletto, che sta per mettersi in bocca il bordo della maglietta e masticarlo).

“Grande. Ma chi controlla il sistema di comunicazione per parlare con base terra?”

“Hmm,” risponde la scolaresca. Decine di mani si sollevano ad altezza di menti, nasi, occhi, teste, e grattano perplesse.

“Vi aiuto: lo controlla il ro... il ro...?” inizia Butra, speranzoso.

Intanto, a svariati milioni di chilometri da lì, il rover Best 991 si avvicina al bordo della piattaforma, e imbocca lo scivolo per la discesa sul suolo. “Zz... zip,” Best 991 fa schioccare con un impulso radio il meccanismo della web cam del Voyager, che si era inceppato, e “Rrrr”, il Voyager inizia a lavorare secondo le istruzioni di base terra per sistemare, uno dopo l’altro, tutti i sistemi difettosi, mentre la web cam riprende a filmare i movimenti al suolo.

Le foto che arrivano al centro spaziale mostrano il giorno marziano, livido sul terreno scuro: di tanto in tanto compare il gruppo dei Rover in cima all’altopiano, in lontananza, mentre in primo piano, sempre in parte fuori quadro, si intravvede la piattaforma deserta del Voyager. La videocamera si abbassa, ma non riesce a riprendere se stessa. Nel video si percepisce il momento in cui il giunto snodabile si ferma, la web cam resta immobile come se tentasse una forzatura, e poi ricomincia a ruotare filmando i dintorni.

 

 

 

 

(di Ida Bozzi, pubblicato il 4 dicembre 2008)  




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“Sette moderniste” è un romanzo. I fatti raccontati nel romanzo sono immaginari.
Anche "N-Owa" è una creazione di Ida Bozzi all'interno del romanzo Sette Moderniste.

Ogni riferimento ad avvenimenti, fatti e persone reali è puramente casuale.
Perciò, se vi riconoscete qui dentro, siete fantascienza.
Tutti i diritti riservati: Ida Bozzi.

Disegni "pseudo Rongorongo" di Ichiro (diritti dell'autore).

Sette moderniste è online dal 23 maggio 2005

Scribo quia absurdum

“Un uomo ha avuto un'esperienza. Ora cerca la storia di questa sua esperienza.
Ogni uomo si inventa prima o poi una storia, che ritiene la sua vita”
(cit. da "Il mio nome sia Gantenbein" di Max Frisch).