Gennaio, 2007. (Il re barbaro ha preso un'andatura un po' pomposa, col tempo. Beffato, anzi beffatissimo dai suoi coinquilini pipistrelli, s'è aggirato per la stanza prendendo pose da re, e davanti a specchi immaginari s'è fatto il ritratto, piegando la gamba come una famiglia intera di reali in Goya. Ma all'improvviso, e neanche tanto, giungono ospiti nella sua caverna. E precisamente: un essere umano. Hai voglia a dire: il Minotauro! E' proprio, ne avessi più dimestichezza eviteresti di confonderti, un essere umano. I pipistrelli sghignazzano. Eri pronto ad affrontare dio, eri pronto ad affrontare satana. Invece affronta questo. Se ci riesci.
Eccolo là, l'umano, mentre si permette di sollevare busti preziosi, e di passare un dito sul dito di polvere, e di sputare sul tappeto, e di ridacchiare mentre stuzzica, così per gioco - ma è un brutto gioco - uno dei poveri pipistrelli. Il re barbaro siede, intristito, sempre più intristito, nel centro della caverna. L'umano fa un cenno verso l'uscita, non troppo cordiale. E il re barbaro che fa? Va, laggiù, tra le armi sconosciute, dove s'intendono e si massacrano in un generale accordo e bizantini, e romani, e saraceni, e magiari, e Berengario, e i vandali, e gli ostrogoti, e tutti quei vescovi appiccicosi e vescovesse sante? O resta qui. Qui, dove non arriva il cicaleccio degli errori, dei pianti, dei digrigni e dei ghigni di re moltiplicati mille, duemila, sei miliardi di volte, ma un solo ghigno, e un unico errore? Guarda la spada appena comperata. Con la quale si sarebbe esercitato a fendere il nulla: e fuori? L'ospite là, chissà, chissà se è a questo che lo invita, o piuttosto a uno scherzo, a un fosso coperto, a un qualche inciampo. E non è quello stesso uno scherzo, il gioco di tutti, combattersi? O re, chi hai disturbato con la tua assenza? Anche i pipistrelli, offesi, si chiudono nelle ali: perfino le tue nere, grasse, rigonfie cicatrici, oggi preferiscono tacere.)
24 gennaio, 2007. Silenzio totale fino al 7 o 8 febbraio compreso. Io preparo una festa settemodernista, intanto, e se non siete invitati tra oggi e domani, beh... fossi in voi mi preoccuperei. Ai lettori, lascio da rileggere il quarto episodio, storia 1, Ex Post. E due uova molto sode (è una frase dei fratelli Marx, ma voi, figurarsi, "Marx chi? Karl?").
23 gennaio, 2007. L'administrator sta sicuramente per dirmi che non devo occupare il server così a lungo, per fissare lo schermo e non scrivere niente...
22 gennaio, 2007. Sto elaborando un'idea che potrei chiamare Ri-Bildung, cioè Ri-Formazione. Evitate di capire male, non sto parlando di Ri-Forme. Sto parlando di Letteratura.
21 gennaio, 2007. Oh. Molte cose somigliano a questo gioco: avete venti secondi per leggere questa pagina, anzi avete cinque secondi per leggerla, perché poi comincerà ad autocancellarsi. E comincerà dal fondo. Buon esperimento post-tutto.
Ah, e per chi ritiene che Lyotard, da cui è tratta la frase, non faccia tanto fico da meritare una citazione, vi rimando ai post dei giorni precedenti: della critica non mi posso occupare, danneggia il mio lavoro di creazione.
Il mio commento al giochino proposto non concerne lo scopo del gioco, già evidente per sé, porre le regole e vincere; bensì è il suggerimento seguente: l'opera d'arte, la mostra o installazione cui vi ho invitato è riproducibile (io linko, tu linki, egli linka) e ripetibile: se non riuscite a leggere la bella frase sul linguaggio del nemico, frase di Lyotard, potete cliccare di nuovo. Ma questo vi costerà altri cinque secondi. L'opera è ripetibile, voi no. Quei cinque secondi ripetuti comportano una non verginità dell'atto, un protrarsi del collegamento online, spese che vi verranno fatturate tra due mesi, sottrazione della vostra attenzione ad altri compiti, riflessioni varie, mutazioni dei sentimenti che nutrite nei miei confronti (da odio a ultraodio, immagino), una fastidiosa macchia sulla retina per lo sfondo a colori invertiti, il pensiero remoto che dovreste imparare l'inglese, o che già siete bravi in inglese, l'appunto purista a una citazione in inglese di un autore francese, usura del computer, un click su un sito che segnerà il vostro passaggio, e alcune miriadi di altre cose che io posso prevedere, ma non conoscere. E in parte nemmeno voi. Soprattutto, saranno passati cinque secondi.
Che cos'è il tempo, se non qualcosa che ci rende non ripetibili? Oddio, adesso scatenatevi con: il vostro Benjamin, e l'antistoriciscmo, e il vostro antimaterialismo storico, il Novecento, la scienza, il linguaggio, l'informazione...
Voi fate i filosofi. Io ho solo bisogno di creare le mie narrazioni.
Perché gli artisti sono tanto rispettosi nei confronti del tempo e pietosi nei confronti di vite sprecate, di cui vanno sempre cianciando? Perché gli artisti comprendono che proprio il fatto che siano state sprecate nel tempo dà a queste il senso di "essere vita". La più triste uniformità socioculturale, il vuoto pneumatico, l'insidioso germe del nulla e del peggio che ammala tutti,
è materiale per l'arte.
Quindi noi non piangiamo, come artisti. Moai: statue funerarie fatte di insensibile pietra. La pietà immortale dell'arte è dovuta al suo essere senza pietà. Io, io sì, piango, ma questi sono fatti miei, non nostri. E che non mi si rompano più le scatole sui massimi sistemi, adesso devo scrivere.
20 gennaio, 2007. Buon compleanno a Diana, tanti auguri. Per il fine settimana nessuna nuova, resta da leggere il quarto episodio, storia 1, Ex Post. Solo una cosa: sono andata a cercarvi esattamente ciò che intendevo dire ieri. Intendevo dire che non ne posso più di ciance da google. Intendevo dire che se c'è una persona che è la Bildung (formazione), quella sono io, tanto che sono praticamente ancora qui a studiare: io non so, studio. E allora vi ho trovato questa bella CITAZIONE da J.F. Lyotard che diceva anni fa ciò che penso, e siccome lui è pubblicato e voi lo trovate qui bello e pronto, gli crederete di sicuro più che a me: "...è possibile aspettarsi una radicale esteriorizzazione del sapere rispetto al "sapiente", qualunque sia la posizione occupata da quest'ultimo nel processo della conoscenza. L'ANTICO PRINCIPIO SECONDO IL QUALE L'ACQUISIZIONE DEL SAPERE E' INSCINDIBILE DALLA BILDUNG DELLO SPIRITO, E ANCHE DELLA PERSONALITA', CADE E CADRA' SEMPRE PIU' IN DISUSO. Questo rapporto tra conoscenza e suoi fornitori e utenti tende e tenderà a rivestire la forma di quello che intercorre tra la MERCE e i suoi produttori e consumatori, vale a dire la forma valore." Amen, Lyotard, amen.
E io arrivo dopo questo, e vi domando: andiamo oltre? E' così difficile essere individui che, oltre a sapere tutto, siano dei non-pirla? E' così difficile provare a essere saggi, invece che possedere saggezza da vendere?
19 gennaio, 2007. "Io no - rispose Profane - ma lei sì" (T. Pynchon, V). Ho deciso di non uniformarmi più alla moderna voga di sostituire il proprio cervello con citazioni; pertanto, d'ora in avanti, tutte le citazioni sul sito saranno di questo genere, tra l'epigrafico e l'apodittico. Inoltre, all'interno di un testo letterario le citazioni si nascondono, e si nascondono in una parola, in uno snodo narrativo, in un trucco morfologico, nell'organizzazione del discorso, perfino nell'uso della punteggiatura, come i "due punti" multipli di Gadda. E questo è un dato comune a quasi tutti quelli che scrivono.
Per quanto riguarda invece la conversazione quotidiana, oltre al fatto che non tollero la gente vanesia, voglio ricordare qui che la letteratura gioca, è il suo mestiere, con la dissimulazione (si dovrebbe aprire una parentesi sulla mimesis, nel suo significato moderno/originario non di imitazione ma di rappresentazione): non cadete nel tranello di citare il "Mar delle blatte" di Landolfi per parlare di scarafaggi, vermi, horror-gotico, o di "quella descrizione dell'occhio": ecco, un tizio una volta me ne parlò per una serata intera, soffermandosi sui vermi e sulle blatte. La questione è che tutta la scena dell'occhio e del verme è in realtà la descrizione di un cunnilingus. Ma lui non lo sapeva proprio. Tzè, io mica lo richiamo.
Chi era quello che si arrabbiava con i Sofisti? Platone. Già ricordato discretamente dove parlo della mimesis come dissimulazione. La citazione delle citazioni, la più rischiosa che si può fare, il Platone originale, quello su cui è montata in piedi tutta la civiltà non solo occidentale. Ci sediamo alla scacchiera, e apriamo con una strategia che garantisce a chiunque altro uno scacco matto in tre mosse.
Brava Bozzi, non c'è che dire.
